Alluvione ad Adria nella valle del Po il 12 Novembre 1951

Alluvione ad Adria nella valle del Po il 12 Novembre 1951

Alluvione ad Adria nella valle del Po

La tragedia iniziò il 12 Novembre 1951. Campane a martello nella valle del Po. Anche se non c’è un giorno preciso per l’inizio di certe sventure; sono nelle cose da molto tempo prima, ma se ne prende coscienza quasi all’improvviso, in un giorno qualunque.

Alluvione ad Adria nel Polesine nella valle del Po il 12 Novembre 1951. Durante le due settimane precedenti all’alluvione, si verificarono intense precipitazioni distribuite su tutta la valle del fiume Po. Il fiume che nel vercellese aveva aumentato il suo livello di otto metri, ruppe gli argini a Monticelli di Chignolo Po, a sud della strada che da Corteolona porta a Casalpusterlengo, nella bassa Milanese. Già nelle prime ore del giorno 14 novembre, il colmo di piena iniziava a interessare l’Alto Polesine

Alluvione ad Adria nella valle del Po

Nella frazione di Casalpusterlengo c’era una cascina, e nella cascina abitavano quattro persone. Una famiglia. Una valanga ruggente di acqua le travolse insieme alle macerie della cascina, sbriciolate come un castello di sabbia. Si salvò solo un ragazzo, perchè riuscì ad afferrare una trave e, con quella, a mantenersi a galla. Aveva quindici anni, Siro Mascherpa. Anche se cresciuto. ma campasse mille anni, niente potrà cancellare dal suo ricordo quella notte e il muggito dell’acqua.

Alluvione ad Adria nella valle del Po il 12 Novembre 1951
Alluvione ad Adria nella valle del Po il 12 Novembre 1951

Il 13 Novembre 1951 la furia devastatrice del Po tentò altre vie. Nei pressi di Cremona, si aprì una breccia in un grosso argine e allagò migliaia di ettari di terreno e decine di cascinali. A Casalmaggiore, intanto, si vivevano ore drammatiche. La cittadina è sotto il livello del fiume, e gli argini che proteggono la collina sono imponenti. Ma a un certo momento l’acqua cominciò a superare l’argine e a dilagare verso il centro abitato. Non c’era tempo da perdere. Il sindaco la mobilitazione di tutti gli uomini validi per una guerra contro la natura scatenata, ben più terribile, qualche volta, dei mitra e delle bombe.

Cronaca dell’evento Alluvione nel Polesine

A Casalmaggiore si combatté con l’accanimento di chi deve vincere per non morire. E agli uomini si affiancarono spontaneamente le donne, i vecchi e i bambini per trasportare sacchetti di sabbia sul lungo argine diventato insufficiente. Lavorarono interminabili ore, nel fango e nella paura, instancabili, solidali, fianco a fianco.

Alluvione ad Adria nella valle del Po il 12 Novembre 1951
Ricostruzione argini del fiume Po

E il fiume, diventato nemico, passò senza fare rovine, quasi per un senso di rispetto a quella tenacia di formiche che si opponevano disperatamente alla sua prepotenza. Passò ma non era placato. E quasi con rabbia dilagò nel Polesine, a Bergantino, Occhiobello, Garofalo, Polesella, Cavanella Po. Sono nomi che valicarono, in quei giorni, i confini della nazione, e furono letti, storpiati nella pronuncia, in quasi tutti i paesi del mondo.

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Si salvi chi può

Intanto su quelle case senza difesa, i rintocchi delle campane a martello e l’urlo delle sirene scandivano incessantemente un angoscioso “Si salvi chi può!”. Non ci fu battaglia su quel fronte. Ci furono soltanto le forzate accettazioni di una tragedia inarrestabile, i richiami disperati per qualcuno che non rispondeva più, le grida di terrore di chi aveva bisogno di aiuto.

Nei luoghi dell’alluvione reparti dell’Esercito, della Polizia, dei Carabinieri e dei Vigili del Fuoco, accorsi da ogni parte d’Italia e con tutti i mezzi che la circostanza richiedeva, si prodigavano nell’opera di salvataggio dei superstiti. I tetti delle case erano isolotti, gli alberi più alti, approdi di fortuna per una sopravvivenza molto spesso precaria. E su tutto incombeva la nebbia, lugubre, funerea, mentre carogne di animali galleggiavano sulla corrente, insieme a masserizie e a ogni altra cosa che il fiume aveva travolto.

Il 17 Novembre il Po impazzito continuava a infierire.

I natanti e i mezzi anfibi non bastano all’opera di soccorso per arginare l’alluvione. Ci sono vittime anche tra i soccorritori, vittime della generosità! La Croce Rossa allestisce posti di ristoro e di raccolta, autocolonne per la raccolta dei profughi, ospedali da campo, cucine mobili. Intanto a Rovigo, nel cuore della notte, gli altoparlanti, dislocati nei punti strategici della città, comunicano alla popolazione l’ultimo annuncio: “Situazione aggravata! Abbandonate Rovigo anche a piedi!”

24 Novembre la situazione migliora.

Ad Adria, assediata dalle acque, la parte non allagata è una specie d’isolotto nel centro della città, dove trepidano di paura ancora ventimila persone. L’afflusso delle acque diminuì e tornò a splendere un pallido sole su un paesaggio lagunare, sulle lacrime e sulle rovine. La calamità era passata. Rimanevano le tracce, profonde e dolorose, nelle cose e negli animi dell’alluvione. Ma l’uomo è uomo perché possiede risorse di coraggio che nemmeno la furia degli elementi può mortificare. Stringe i denti, comincia da capo e guarda il grande fiume che è ritornato amico.

5 thoughts on “Alluvione ad Adria nella valle del Po

  1. Per fortuna non ho vissuto questo evento ma avendo abitato a Torino spesso qualcuno piu’ anziano mi ha raccontato della grande paura e del tanto disagio che attraversarono dopo l’alluvione.

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