Appunti sul blog, redattrice Cristina-xena58

Ping: il nuovo modo di essere connessi e al passo con i tempi!

Se i Google Glass ci promettono di farci vedere la realtà “aumentata” con tutte le informazioni che oggi ci vengono normalmente fornite da pc, palmari e navigatori satellitari, se le lenti a contatto elettroniche del futuro, che non avranno nulla a vedere con le classiche lenti a contatto che siamo abituati a conoscere e ad indossare, si occuperanno tra le varie cose di monitorare i parametri biologici dei nostri occhi 24 su 24, se un braccialetto controllerà il nostro sonno e ci “inviterà” (se necessario) a svolgere più attività fisica… In tutto questo contesto, poteva l’abbigliamento, quello classico fatto di giacche, magliette, pantaloni e gonne, rimanere indietro in questa pazzesca corsa verso il futuro? Ovviamente no.
 

E non deve quindi sorprendere la comparsa sul mercato del primo capo di abbigliamento direttamente connesso ai social network.

“Si chiama “Ping”, ed è stato ideato e realizzato dalla designer Jennifer Darmour per Electricfoxy|”.
In informatica la parola “ping” fa riferimento ad una connessione veloce tra due punti collegati tramite la rete internet, una connessione che serve semplicemente a verificare la “reciproca visibilità” tra i due punti stessi. E su questa falsa riga si sviluppa anche l’idea della felpa Ping.
Si tratta di una versione molto innovativa di quella tendenza di “wearable technology” (tecnologia indossabile) che passa attraverso l’inserimento di speciali sensori e componenti modem per la connessione ad internet, direttamente all’interno delle pieghe dei capi di abbigliamento.

 

Le sue funzionalità?
Tramite Ping si viene ad esempio avvisati dell’arrivo di un commento ad un nostro post su Facebook tramite una lieve vibrazione sulla spalla, oppure
tirandosi su e giù la cerniera della felpa, si autorizza l’aggiornamento del nostro stato e così via.
Da un punto di vista prettamente stilistico Ping sembra ispirarsi ad Intimacy 2.0, un progetto messo a punto dallo studio Roosegaarde, nato per sfruttare le possibili convergenze tra il mondo del fashion e quello dell’hi-tech; convergenze sfociate ad esempio nella creazione di abiti ed accessori con materiali plastici e derivati del silicio, tipicamente utilizzati nell’ambito della microelettronica.

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