Storia e Curiosità

Alluvione ad Adria nella valle del Po

Vecchio scena di un canale veneziano con persone in barca e edifici storici sullo sfondo, in stile vintage e in bianco e nero.
Scena storica di Venezia con canale, barche e edifici antichi, rappresentata in un'immagine in bianco e nero, evocando il passato e il fascino della città.
Ascolta l'articolo
Indice dei contenuti

Quando il Po si prese tutto: l’alluvione del 1951 ad Adria

L’alluvione ad Adria iniziò con un’aria pesante, il 12 novembre 1951. Non fu un fulmine a ciel sereno, ma il culmine di due settimane di piogge torrenziali che avevano gonfiato il Po a dismisura. Nel Vercellese, il fiume era salito di otto metri, una massa d’acqua inarrestabile che a Chignolo Po, nel Pavese, l’acqua sfondò gli argini. La piena, implacabile, si dirigeva verso l’Alto Polesine.

Le campane suonarono a martello nella valle del Po. Certe tragedie non hanno una data d’inizio precisa; covano sotto la cenere, poi, all’improvviso, esplodono in un giorno qualunque, lasciando tutti attoniti.

Alluvione ad Adria: alluvione ad Adria: cosa successe davvero nel 1951
Immagine generata con intelligenza artificiale

Alluvione ad Adria: cosa successe davvero nel 1951

Il Po ruppe gli argini a Occhiobello il 14 novembre 1951, e nel giro di poche ore l’acqua dilagò nel Polesine. Adria, Loreo e Cavarzere furono raggiunte il giorno seguente: le autorità ordinarono l’evacuazione e la città si svuotò.

Il bilancio finale dell’alluvione del Polesine fu di un centinaio di vittime e di circa 180.000 persone rimaste senza casa, molte delle quali non tornarono più: negli anni successivi il Polesine perse una parte consistente dei suoi abitanti, emigrati verso il nord industriale.

La pianura qui sta sotto il livello del fiume ed è protetta dagli argini, e questo spiega perché una rotta si trasformi in disastro: l’acqua non ha dove defluire e resta ferma per settimane. È la ragione per cui, dopo il 1951, il sistema arginale del basso Po è stato rialzato e rinforzato.

Nelle campagne del Polesine decine di cascinali isolati vennero circondati e sommersi dall’acqua in poche ore. Molti abitanti trovarono scampo salendo sui tetti e sulle travi delle soffitte, attendendo al freddo e nella disperazione l’arrivo dei soccorritori.

Alluvione ad Adria: Alluvione del Polesine nel novembre 1951, vie allagate ad Adria con popolazione e soccorsi in barca
Alluvione ad Adria nella valle del Po il 12 Novembre 1951

Il 13 novembre 1951, la furia del Po cercò nuove strade. Vicino a Cremona, una breccia in un grosso argine allagò migliaia di ettari e decine di cascinali. A Casalmaggiore, intanto, si vivevano ore drammatiche. La città è sotto il livello del fiume, protetta da argini imponenti. Ma l’acqua cominciò a superare le difese, dilagando verso il centro abitato. Non c’era tempo da perdere. Il sindaco mobilitò tutti gli uomini validi per una guerra contro la natura scatenata, ben più terribile, a volte, di mitra e bombe.

Polesine, la cronaca di un disastro

A Casalmaggiore si combatté con la tenacia di chi deve vincere per non morire. Agli uomini si unirono spontaneamente donne, anziani e bambini, trasportando sacchi di sabbia sull’argine divenuto insufficiente. Lavorarono ore interminabili, nel fango e nella paura, instancabili, solidali, fianco a fianco.

Cantiere di lavoro con operai che posano pietre per la costruzione di una strada, immagine storica di lavori pubblici in Italia.
Ricostruzione argini del fiume Po

Il fiume, ormai nemico, passò senza distruggere, quasi per rispetto di quella tenacia di formiche che si opponevano disperatamente alla sua prepotenza. Passò, ma non era placato. E quasi con rabbia dilagò nel Polesine, a Bergantino, Occhiobello, Garofalo, Polesella, Cavanella Po. Nomi che, in quei giorni, valicarono i confini nazionali, letti e storpiati nella pronuncia in quasi tutti i paesi del mondo.

Il grido disperato: “Si salvi chi può!”

Intanto, su quelle case senza difesa, i rintocchi delle campane a martello e l’urlo delle sirene scandivano incessantemente un angoscioso “Si salvi chi può!”. Non ci fu battaglia su quel fronte. Solo l’accettazione forzata di una tragedia inarrestabile, richiami disperati per chi non rispondeva più, grida di terrore di chi cercava aiuto.

Nelle zone dell’alluvione, reparti dell’Esercito, della Polizia, dei Carabinieri e dei Vigili del Fuoco, accorsi da ogni parte d’Italia con tutti i mezzi necessari, si prodigavano nel salvataggio dei superstiti. I tetti delle case erano isolotti, gli alberi più alti, approdi di fortuna per una sopravvivenza spesso precaria. E su tutto incombeva la nebbia, lugubre, funerea, mentre carogne di animali galleggiavano sulla corrente, insieme a masserizie e a ogni altra cosa che il fiume aveva travolto.

Il 17 novembre, il Po impazzito non dava tregua.

Natanti e mezzi anfibi non bastavano per i soccorsi. Ci furono vittime anche tra i soccorritori, vittime della loro stessa generosità! La Croce Rossa allestì posti di ristoro e raccolta, autocolonne per i profughi, ospedali da campo, cucine mobili. Intanto a Rovigo, in piena notte, gli altoparlanti nei punti strategici della città comunicavano alla popolazione l’ultimo annuncio: “Situazione aggravata! Abbandonate Rovigo anche a piedi!”

24 novembre: la situazione migliora.

Ad Adria, assediata dalle acque, la parte non allagata era un isolotto nel centro della città, dove ventimila persone tremavano di paura. L’afflusso delle acque diminuì e un pallido sole tornò a splendere su un paesaggio lagunare, sulle lacrime e sulle rovine. La calamità era passata. Rimasero le tracce, profonde e dolorose, nelle cose e negli animi. Ma l’uomo è uomo perché possiede risorse di coraggio che nemmeno la furia degli elementi può spegnere. Stringe i denti, ricomincia da capo e guarda il grande fiume, tornato amico.

5 commenti

  1. Per fortuna non ho vissuto questo evento ma avendo abitato a Torino spesso qualcuno piu\’ anziano mi ha raccontato della grande paura e del tanto disagio che attraversarono dopo l\’alluvione.

  2. non conoscevo tutti i dettagli, è bene ricordare questi brutti eventi, in memoria di chi non c\’è

💬 Dì la tua!