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Mowgli e Tarzan: tra leggenda e cruda realtà
Mowgli e Tarzan ci hanno fatto sognare con storie di bambini cresciuti tra gli animali. Ma quanto c’è di vero in queste fiabe? È pura invenzione o la realtà, a volte, supera la fantasia?
Ci interroghiamo spesso su quanto la psiche umana sia plasmata dall’ambiente, dalle esperienze dei primi anni. Storie come quella di Mowgli, il bambino salvato e allevato da un branco di lupi nella giungla di Kipling, o Tarzan, cresciuto tra le scimmie, ci spingono a riflettere sull’incredibile, e a volte tragico, incontro tra l’uomo e la natura più selvaggia.
Ma queste narrazioni, così radicate nel nostro immaginario, affondano le radici in eventi reali o sono solo frutto di una fertile fantasia, scopriamolo insieme.
Mowgli: il mito che diventa realtà
Il mito di Mowgli non è solo un’invenzione letteraria. La storia ci racconta di casi reali di bambini allevati da animali: orsi, scimmie, lupi, tigri e persino maiali. Spesso, queste vicende si sono consumate in aree rurali, dove la sorveglianza dei genitori era meno stringente.
- Uno dei casi più noti risale all’autunno del 1920, vicino al villaggio di Midnapur, nell’India orientale. Due bambine, una di otto anni e l’altra di circa diciotto mesi, furono trovate nella tana di un lupo. Gli esperti osservarono che i lupi le avevano accudite come i propri cuccioli. Le bambine ululavano, graffiavano e si muovevano agilmente a quattro zampe. Trasferite in un orfanotrofio, la più piccola morì presto, mentre la maggiore visse fino a sedici anni. Col tempo, imparò a stare in piedi e a camminare come una persona, e a mangiare cibo umano, ma riuscì a imparare solo una trentina di parole.
- Nel 1972, nello stato indiano dell’Uttar Pradesh, un bambino di tre anni, cresciuto da un orso, fu accolto nell’orfanotrofio dell’Ordine di Santa Maria della Mercede. Tra gli umani, il ragazzo visse solo per circa quattordici anni. Mantenne le abitudini selvatiche, non mostrando interesse per lo studio ma una notevole attenzione all’ambiente circostante.
- Alla fine degli anni ’90, un bambino di circa 5-6 anni fu scoperto nelle foreste tropicali. I suoi “genitori” erano scimmie babbuino. Nonostante gli sforzi per reintegrarlo, il bambino rifiutava di indossare vestiti, mangiava solo erba, frutta e verdura, e continuava a correre piegato sulle gambe.
Il prezzo della sopravvivenza
L’analisi di numerosi casi di bambini cresciuti tra gli animali ha portato gli scienziati a conclusioni amare. Questi bambini sono quasi impossibili da rieducare e da reintegrare pienamente nella società umana. Se nelle fiabe come quella di Mowgli tutto si risolveva con un lieto fine, la realtà è ben più complessa e dolorosa.
I “bambini-Mowgli” non sono animali, ma non possono nemmeno essere considerati persone comuni. Si adattano all’ambiente “animale”, imparano a ringhiare o ululare, ma restano fisiologicamente umani senza acquisire capacità sovrumane come la visione notturna. La fisiologia umana però li penalizza in questo contesto: non riescono a sfuggire rapidamente ai pericoli, a cacciare con efficacia, a procurarsi il cibo o a competere per la leadership nel branco. Sono esseri sospesi tra due mondi, senza appartenere veramente a nessuno dei due.
Un destino segnato
I bambini-Mowgli non sono destinati a integrarsi completamente nella vita selvaggia, né a tornare pienamente alla vita “umana”. Purtroppo, non si registrano casi di un loro completo ritorno a una vita normale. La loro storia è un monito sulla fragilità dell’infanzia e sull’importanza decisiva dell’ambiente umano per lo sviluppo.

Questo genere di storia ha da sempre affascinato grandi e bambini e sapere che rispecchiano storie simili davvero accadute è ancora più incredibile.
Da bambini è stato uno dei miei cartoni Disney preferiti, da adulta ho amato molto il libro!
questo cartone piaceva molto sia a me che ai mie figli è n personaggio simpaticissimo
questo cartone piaceva molto a mia figlia da piccola ..grazie a te per le info