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Chi ha inventato la molletta da bucato? La risposta non è legata a un’unica invenzione, perché molto prima della molletta moderna esistevano sistemi semplici per tenere fermi i tessuti durante l’asciugatura. Nel corso del tempo, questi oggetti si sono trasformati fino ad arrivare al meccanismo con molla che conosciamo oggi.
La storia diventa particolarmente interessante nell’Ottocento, quando vengono registrati diversi brevetti per migliorare il modo di fissare i panni alla corda. Nel 1853 David M. Smith brevettò negli Stati Uniti una molletta con due elementi collegati da una molla, mentre nel 1887 Solon E. Moore brevettò una versione ulteriormente perfezionata.
Ma la storia della molletta da bucato non riguarda soltanto brevetti e invenzioni. Legno, metallo e successivamente plastica hanno cambiato l’aspetto di questo piccolo oggetto, mentre il suo principio fondamentale è rimasto sorprendentemente semplice: esercitare una pressione sufficiente a mantenere fermo il tessuto.
Perché serviva un modo per bloccare i panni?
Prima della molletta da bucato c’era già un problema molto semplice da risolvere: come impedire ai panni stesi di volare via con il vento? Nei cortili di una volta il bucato veniva spesso sistemato su corde, bastoni o altri supporti disponibili. In alcuni sistemi le corde potevano essere sollevate con un’asta, così da portare i panni ad asciugare all’aria e al sole.
Il problema arrivava soprattutto quando il tessuto cominciava ad asciugarsi. Un panno bagnato è più pesante e tende a rimanere al suo posto, ma man mano che perde acqua diventa più leggero. Una raffica di vento poteva quindi spostarlo, farlo cadere a terra o addirittura portarlo via dalla corda.
Nei vecchi cortili questo inconveniente doveva essere tutt’altro che piacevole: dopo aver lavato e steso il bucato, bastava una giornata ventosa per ritrovare qualche indumento per terra o doverlo rincorrere. Da qui nasce una necessità molto concreta: tenere il tessuto fermo senza doverlo legare ogni volta alla corda.
I primi sistemi potevano essere molto semplici. Un piccolo pezzo di legno, un elemento incastrato o una forma rudimentale di fermo potevano esercitare una certa pressione sul tessuto. Non erano ancora le mollette con la molla che conosciamo oggi, ma rispondevano allo stesso principio: impedire che il vento portasse via il bucato.
La molletta da bucato, quindi, non nasce soltanto come un’invenzione curiosa. È la risposta a un’esigenza quotidiana: stendere i panni all’aperto e riuscire a lasciarli ad asciugare senza che il vento li facesse cadere o volare via.
Come si stendevano i panni prima della molletta?
Prima della molletta da bucato non esisteva un unico sistema per stendere i panni. A seconda dell’epoca e del luogo, il bucato poteva essere appoggiato su rami, bastoni, corde, staccionate o altri supporti disponibili. Nei cortili di una volta, per esempio, le corde per il bucato erano una soluzione semplice e comune, ma lasciavano un problema: come impedire ai tessuti più leggeri di spostarsi o cadere quando arrivava il vento?

Per cercare di tenere fermi i panni venivano utilizzati sistemi diversi, anche molto semplici, basati sulla pressione o sul peso. Alcuni oggetti erano formati da piccoli elementi di legno che permettevano di stringere il tessuto e mantenerlo sul filo.
Questa tipologia mostra bene il principio di base: bloccare il tessuto esercitando una pressione, senza doverlo annodare alla corda. Era una soluzione semplice e manuale, molto diversa dalle mollette moderne ma già legata alla stessa esigenza pratica.
Il problema dell’asciugatura all’aperto, infatti, non era soltanto trovare un posto dove mettere i panni: bisognava anche evitare che il vento li facesse cadere o li portasse via. È proprio da questa necessità quotidiana che si svilupparono, nel tempo, strumenti sempre più pratici per fissare il bucato.
Chi ha inventato la molletta da bucato?
Prima dell’800 – il piolo di legno
Un singolo pezzo di legno spaccato a mano, tenuto insieme da un anello in ferro. Niente molla. Teneva solo per la tensione del legno.
La storia documentata della molletta diventa particolarmente interessante tra Settecento e Ottocento, quando iniziano a comparire modelli più simili a quelli che riconosciamo oggi. Nel XIX secolo furono sviluppate diverse forme di mollette e vennero registrati numerosi brevetti.

La molletta come la conosciamo oggi è nata nel 1853 – ma prima c’erano già gli antenati in legno.
Prima dell’800 si usavano semplici pezzetti di legno intagliato e spaccato a metà, che tenevano per la tensione naturale del legno. La svolta arriva nel 1853 a Springfield, Vermont, quando viene brevettata la moderna molletta a molla con due rebbi e molla centrale – brevetto registrato daDavid M. Smith.
Il modello è fatto di due rebbi interconnessi con una molla vicino al fulcro, che con la leva fa aprire e chiudere le estremità inferiori.

La diffusione dei brevetti mostra quanto questo piccolo oggetto fosse diventato importante nella vita domestica. La molletta non era più soltanto un semplice pezzo di legno, ma un oggetto progettato per svolgere una funzione precisa e ripetibile.
La molletta di Solon E. Moore
Un altro passaggio documentato risale al 1887. Solon E. Moore, di Swanton, nel Vermont, brevettò una versione migliorata della molletta. Il brevetto descrive due elementi di presa e una molla costituita da un unico filo avvolto, un sistema che ricorda molto più da vicino il principio delle mollette che utilizziamo ancora oggi.
Nel corso del tempo furono naturalmente sviluppati altri modelli e meccanismi. Legno e metallo furono affiancati successivamente dalla plastica, che permise di produrre mollette leggere, economiche e disponibili in moltissime forme e colori.

La cosa curiosa è che, nonostante tutte queste modifiche, il principio fondamentale è rimasto praticamente invariato: due parti esercitano una pressione sul tessuto per mantenerlo fermo durante l’asciugatura.
La molletta è diventata anche un’opera d’arte
La storia della molletta non si ferma all’uso domestico. Nel 1976 l’artista Claes Oldenburg realizzò a Philadelphia una gigantesca scultura chiamata Clothespin, ispirata proprio alla forma della comune molletta.
L’opera, installata a Centre Square, è alta circa 13,7 metri ed è realizzata in acciaio Cor-Ten e acciaio inox. È diventata uno dei punti riconoscibili del centro di Philadelphia e dimostra come un oggetto estremamente comune possa trasformarsi anche in un soggetto artistico monumentale.
E così, da semplice strumento per tenere fermo un panno, la molletta è arrivata persino nello spazio pubblico e nell’arte contemporanea. La prossima volta che ne utilizziamo una per stendere il bucato, possiamo quindi guardarla con occhi diversi: dietro la sua forma apparentemente banale c’è una lunga evoluzione fatta di esigenze pratiche, materiali e piccoli miglioramenti tecnici.


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