Al giorno d’oggi si sente sempre più spesso parlare di crossdresser e di drag queen (soprattutto nel mondo dello spettacolo), tanto è vero che l’artista toscano Gianluca Gori, è riuscito in pochissimo tempo (e con tanta bravura) a portare alla ribalta il personaggio di Drusilla Foer.
Crossdressing: significato, origine e diffusione. Stiamo facendo riferimento quindi, in maniera neanche troppo velata, ad un fenomeno sociale in rapida ascesa, il quale risponde al nome di travestitismo o di crossdressing.
Crossdressing: significato, origine e diffusione

Tuttavia, volendo essere più precisi, il termine “crossdressing” – tradotto dall’inglese – significa letteralmente “il vestire in modo opposto” rispetto ad abiti indossati comunemente da individui del proprio sesso. Tutto ciò può essere quindi ricondotto ad abitudini che taluni individui attuano privatamente, oppure in pubblico. Generalmente però, dietro tali atteggiamenti, potrebbero esservi tratti legati ad una presunta o dichiarata omosessualità, ma questo non rappresenta la regola.
Inoltre, il crossdressing può essere messo in pratica sia da uomini che da donne, quindi non va associato assolutamente alla sola sfera maschile (o viceversa). Fatta questa doverosa introduzione, vediamo ora di capire meglio qual è il significato più mirato di ciascuno dei seguenti termini, ossia: travestito, crossdresser e drag queen, in quanto fino ad ora li abbiamo trattati quasi come sinonimi.
Crossdresser, travestiti e drag queen

Al fine di evitare confusioni di sorta, vogliamo cercare di fare dei distinguo in merito ai termini enunciati poc’anzi (che tra l’altro riportano una media di ricerca pazzesca sui principali motori di ricerca). Dunque, in linea di massima chi è solito indossare abiti che rimandano al sesso opposto (in qualsiasi circostanza), viene classificato come travestito o trav.
Solitamente queste persone hanno il desiderio costante, o il puro piacere personale, d’identificarsi con il sesso opposto pur non arrivando ad assumere ormoni al fine di stravolgere le proprie caratteristiche sessuali, come nel caso delle persone transessuali o trans. Al contrario invece, chi attua questa pratica (maggiormente nella sfera privata), viene per l’appunto identificato come crossdresser. La parola drag queen, invece, è da assimilare ad una forma di crossdressing attuata però al solo scopo di intrattenimento o di beneficenza.
Le origini del crossdressing
La storia del crossdressing attraversa tutte le arti, dalla mitologia alla letteratura, passando quindi dal teatro, per arrivare anche al cinema ed alla televisione. Inoltre, sia nella Mitologia Greca che in quella Nordica ed Hindu, vi sono molti cenni a questo fenomeno.
Per continuare, è bene ricordare (o far presente), che anche in letteratura non mancano riferimenti a personaggi crossdresser; tanto è vero che anche William Shakespeare ha fatto un uso notevole del crossdressing per molti dei suoi personaggi femminili, i quali assumono un abbigliamento maschile per poter svolgere azioni, le quali risulterebbero difficili se compiute con un’identità femminile.
Non mancano poi riferimenti al crossdressing all’interno di pellicole molto famose, quali ad esempio “A qualcuno piace caldo”, “Rocky Horror Picture Show”, “M. Butterfly” e tantissimi altri. Esiste quindi un mondo fatto di persone, sia maschi che femmine, le quali hanno sempre adottato particolari pratiche e stili di vita, non soltanto nei giorni d’oggi ma da tantissimi anni orsono.
Con il passare del tempo poi, queste pratiche o fenomeni, sono sempre più stati accettati all’interno della nostra società. Tra i crossdresser famosi ricordiamo infatti non soltanto Drusilla Foer ma anche Platinette (volendo rimanere in territorio nostrano).
La diffusione del fenomeno
Per quanto riguarda invece la diffusione del fenomeno, ad oggi non vi sono delle statistiche ben precise, tuttavia la rapida diffusione di gruppi social, siti e forum a tema, suggeriscono il fatto che vi è un gran fermento dietro questa pratica.
Gli unici dati ad oggi disponibili, sono assimilabili invece alle persone transgender; queste ultime rappresentano infatti circa lo 0,5-1% della popolazione, contro una diffusione dello 0,002-0,005% degli anni 80 (fonte: ANSA)
Per concludere, sebbene ancora oggi venga percepito da molti con uno stigma negativo, dal punto di vista prettamente psicologico i crossdresser non sono mai stati oggetto di studio nell’ambito di un qualche disturbo d’identità o di genere.