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Ogni autunno, con i primi malanni di stagione, arriva il momento in cui, in casa o in ufficio, qualcuno inizia a tossire e dopo qualche giorno dice di avere “l’influenza polmonare“. È un’espressione che si sente spesso, ma che i medici in realtà non usano: indica, in modo colloquiale, un’influenza o un’altra infezione virale che non si ferma a naso e gola e scende verso bronchi e polmoni.
Vediamo come riconoscerla, in cosa si distingue da un raffreddore o da una polmonite, cosa si può fare a casa e, soprattutto, quando è il caso di sentire il medico.
Cos’è davvero l’influenza polmonare
Non esiste una diagnosi chiamata “influenza polmonare”. Con questo nome di solito si intende un’influenza che coinvolge anche i bronchi, con una tosse più profonda e lunga del solito, oppure un’infezione che sta iniziando a interessare i polmoni.
I responsabili sono i virus respiratori che circolano ogni inverno: quelli dell’influenza A e B, il virus respiratorio sinciziale (RSV), il SARS-CoV-2 e molti altri. A favorirne la diffusione sono il tempo passato al chiuso, a stretto contatto con altre persone, e l’aria secca dei termosifoni, che rende le mucose meno capaci di difendersi.

I sintomi: come riconoscerla
Rispetto a un raffreddore, l’esordio è più brusco e ci si sente davvero a terra. I sintomi più comuni sono:
- febbre, spesso alta e improvvisa, che dura in genere 3-4 giorni;
- tosse, prima secca e insistente, poi con catarro;
- senso di peso al petto o fastidio quando si respira a fondo;
- stanchezza intensa, dolori ai muscoli e alle articolazioni;
- mal di gola, naso chiuso e mal di testa, spesso nei primi giorni.
Negli anziani il quadro può essere meno evidente: la febbre a volte è bassa o assente, e a destare sospetto sono piuttosto la confusione, la sonnolenza o il fatto che smettano di mangiare e bere. Nei bambini piccoli, invece, conviene osservare il respiro: se è accelerato o affaticato, o se il bambino rifiuta di bere, va sentito il pediatra.

Raffreddore, influenza o polmonite?
All’inizio si somigliano, ma ci sono alcune differenze utili da tenere a mente.
Il raffreddore inizia piano, con naso chiuso e starnuti. La febbre manca o è lieve, il respiro resta normale e passa in circa una settimana.
L’influenza arriva all’improvviso, con febbre alta per 3-4 giorni, dolori e tosse secca, ma si respira bene. Si guarisce in 5-7 giorni, anche se la stanchezza può durare di più.
La polmonite spesso segue un’influenza che non passa: la febbre resta alta e non scende, arrivano i brividi, il fiato si accorcia e compare un dolore toracico che aumenta respirando a fondo. In questo caso serve sempre il medico. Se vuoi approfondire, qui trovi i sintomi della polmonite bilaterale, la forma che coinvolge entrambi i polmoni.
L’influenza polmonare sta nel mezzo: è un’influenza in cui i bronchi sono più coinvolti del solito. Il segnale da non sottovalutare è il respiro. Finché si respira bene a riposo, di solito si tratta di un’infezione che si risolve da sola; se il fiato si accorcia, è il momento di farsi visitare.

Come curare l’influenza polmonare a casa
Nella maggior parte dei casi si guarisce con riposo e qualche accorgimento. Gli antibiotici invece non servono: non agiscono sui virus e vanno presi solo se è il medico a prescriverli, quando sospetta una complicazione batterica.
- Riposo vero. Tornare al lavoro appena scende la febbre allunga i tempi e aumenta il rischio di ricadute.
- Bere molto. Acqua, tisane e brodi caldi aiutano anche a rendere il catarro più fluido.
- Farmaci per i sintomi. Per febbre e dolori si può usare il paracetamolo. Niente aspirina a bambini e ragazzi sotto i 16 anni. Per sciroppi e mucolitici meglio chiedere al medico o al farmacista: calmare una tosse grassa, per esempio, può ostacolare l’eliminazione del catarro.
- Aerosol e cuscino in più. L’aerosol con soluzione fisiologica mantiene umide le mucose, e dormire con la testa un po’ sollevata riduce la tosse notturna.
- Aria non troppo secca. Un’umidità in casa intorno al 40-50% rende le vie respiratorie meno irritate; basta anche un umidificatore.
Per il resto, pasti leggeri (minestre, frutta, proteine magre) e niente fumo né alcol, che irritano ulteriormente i bronchi. I suffumigi possono dare sollievo al naso chiuso, ma con l’acqua bollente bisogna fare attenzione, ed è meglio evitarli con i bambini.

Quando chiamare il medico (e quando il 112)
Conviene sentire il medico di famiglia se:
- la febbre alta dura più di 3-4 giorni senza migliorare;
- dopo qualche giorno di miglioramento la febbre torna o i sintomi peggiorano;
- nel catarro compaiono tracce di sangue;
- si fa parte di una delle categorie più a rischio (vedi sotto): in questo caso meglio chiamare ai primi sintomi, senza aspettare.
Bisogna invece chiamare subito il 112 o il 118 (a seconda della regione) in caso di forte difficoltà a respirare anche da fermi, labbra o unghie bluastre, dolore toracico intenso, confusione o difficoltà a restare svegli. Nei bambini, un respiro molto rapido con la pelle che “rientra” tra le costole è un segnale da non trascurare.

Chi deve fare più attenzione
Per la maggior parte delle persone i malanni di stagione sono fastidiosi ma passeggeri. Il rischio di complicanze polmonari è più alto per chi ha più di 65 anni, per i bambini sotto i 5 anni (che hanno vie aeree più piccole e più facili da ostruire), per le donne in gravidanza e per chi ha già una malattia cronica: asma, bronchite cronica, problemi di cuore, diabete o difese immunitarie ridotte.
In questi casi l’infezione può anche far saltare l’equilibrio raggiunto con le terapie abituali, per questo è meglio coinvolgere il medico fin da subito.

Quanto dura
Febbre e dolori di solito si attenuano in 4-5 giorni. La tosse, invece, può restare anche due o tre settimane: è la cosiddetta tosse post-infettiva, dovuta ai bronchi che hanno bisogno di tempo per tornare come prima, e non significa che il virus sia ancora attivo. Diverso è il caso in cui, dopo giorni senza febbre, la temperatura risale: lì può essersi aggiunta un’infezione batterica e serve una visita.
Se la diagnosi è di polmonite, abbiamo raccolto qui come alleviare i sintomi della polmonite, sempre insieme alle cure indicate dal medico.
Come prevenirla
I virus respiratori si trasmettono soprattutto con le goccioline che emettiamo tossendo, starnutendo o parlando, e in parte toccando superfici contaminate. Qualche abitudine semplice riduce parecchio il rischio:
- lavarsi spesso le mani, o usare un gel igienizzante quando si è fuori casa;
- aprire le finestre per qualche minuto più volte al giorno, in casa come in ufficio;
- indossare la mascherina nei luoghi chiusi e affollati, soprattutto se si è fragili o se si hanno già sintomi;
- non fumare e prendersi cura dei polmoni tutto l’anno: qui trovi i nostri consigli per la salute dei polmoni;
- restare a casa quando si sta male, per non contagiare gli altri.

Il vaccino antinfluenzale resta lo strumento più efficace, in particolare per anziani, donne in gravidanza, malati cronici e bambini piccoli, che possono riceverlo gratuitamente. Non impedisce ogni contagio, ma riduce molto la probabilità di forme gravi e di complicanze polmonari. Il momento giusto per farlo è l’autunno, prima che la stagione entri nel vivo: secondo i dati di sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità, il picco dei casi arriva di solito tra fine dicembre e febbraio.
Cos’è l’influenza polmonare?
Non è una diagnosi medica: è il modo comune per indicare un’influenza o un’altra infezione da virus respiratori che dal naso e dalla gola scende verso bronchi e polmoni, con una tosse più profonda e persistente del solito.
Quanto dura l’influenza polmonare?
Febbre e dolori di solito passano in 4-5 giorni. La tosse può restare anche due o tre settimane, il tempo che serve ai bronchi per riprendersi. Se la febbre torna dopo alcuni giorni di benessere è bene sentire il medico.
Come si cura a casa?
Con riposo, molta acqua, tisane e brodi caldi, paracetamolo per febbre e dolori e un ambiente non troppo secco. Gli antibiotici servono solo se li prescrive il medico per una complicazione batterica.
Come capire se si tratta di polmonite?
I segnali tipici sono febbre alta che non scende, brividi, fiato corto anche a riposo e dolore toracico che aumenta respirando a fondo. In questi casi serve sempre una visita medica.
Quando chiamare il 112 o il 118?
Subito, se si respira a fatica anche da fermi, se labbra o unghie diventano bluastre, se il dolore al petto è intenso o se compaiono confusione e difficoltà a restare svegli.
L’influenza polmonare è contagiosa?
Sì, perché è causata da virus che si trasmettono con le goccioline emesse tossendo, starnutendo o parlando. Lavarsi spesso le mani, arieggiare gli ambienti e restare a casa quando si sta male riduce il rischio di contagio.
Le informazioni di questo articolo sono di carattere generale e non sostituiscono il parere del medico o del pediatra.

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