Immunità e Benessere Respiratorio

Influenza polmonare: sintomi per riconoscerla, cause, cure e prevenzione

Una guida rapida per riconoscere i sintomi dell'influenza polmonare, capire quando consultare tempestivamente il medico, quali sono le cure indicate e come prevenirla durante la stagione fredda.

Donna sul divano con coperta e tazza di tisana durante l’influenza
Nei primi giorni il riposo è la cura più importante.
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Ogni autunno, con i primi malanni di stagione, arriva il momento in cui, in casa o in ufficio, qualcuno inizia a tossire e dopo qualche giorno dice di avere “l’influenza polmonare“. È un’espressione che si sente spesso, ma che i medici in realtà non usano: indica, in modo colloquiale, un’influenza o un’altra infezione virale che non si ferma a naso e gola e scende verso bronchi e polmoni.

Vediamo come riconoscerla, in cosa si distingue da un raffreddore o da una polmonite, cosa si può fare a casa e, soprattutto, quando è il caso di sentire il medico.

Cos’è davvero l’influenza polmonare

Non esiste una diagnosi chiamata “influenza polmonare”. Con questo nome di solito si intende un’influenza che coinvolge anche i bronchi, con una tosse più profonda e lunga del solito, oppure un’infezione che sta iniziando a interessare i polmoni.

I responsabili sono i virus respiratori che circolano ogni inverno: quelli dell’influenza A e B, il virus respiratorio sinciziale (RSV), il SARS-CoV-2 e molti altri. A favorirne la diffusione sono il tempo passato al chiuso, a stretto contatto con altre persone, e l’aria secca dei termosifoni, che rende le mucose meno capaci di difendersi.

Finestra con pioggia autunnale e termosifone acceso in casa
Più tempo al chiuso e aria secca favoriscono la diffusione dei virus.

I sintomi: come riconoscerla

Rispetto a un raffreddore, l’esordio è più brusco e ci si sente davvero a terra. I sintomi più comuni sono:

  • febbre, spesso alta e improvvisa, che dura in genere 3-4 giorni;
  • tosse, prima secca e insistente, poi con catarro;
  • senso di peso al petto o fastidio quando si respira a fondo;
  • stanchezza intensa, dolori ai muscoli e alle articolazioni;
  • mal di gola, naso chiuso e mal di testa, spesso nei primi giorni.

Negli anziani il quadro può essere meno evidente: la febbre a volte è bassa o assente, e a destare sospetto sono piuttosto la confusione, la sonnolenza o il fatto che smettano di mangiare e bere. Nei bambini piccoli, invece, conviene osservare il respiro: se è accelerato o affaticato, o se il bambino rifiuta di bere, va sentito il pediatra.

Mano che tiene un termometro digitale accanto a una persona a letto con la febbre
La febbre alta e improvvisa è uno dei segnali più tipici.

Raffreddore, influenza o polmonite?

All’inizio si somigliano, ma ci sono alcune differenze utili da tenere a mente.

Il raffreddore inizia piano, con naso chiuso e starnuti. La febbre manca o è lieve, il respiro resta normale e passa in circa una settimana.

L’influenza arriva all’improvviso, con febbre alta per 3-4 giorni, dolori e tosse secca, ma si respira bene. Si guarisce in 5-7 giorni, anche se la stanchezza può durare di più.

La polmonite spesso segue un’influenza che non passa: la febbre resta alta e non scende, arrivano i brividi, il fiato si accorcia e compare un dolore toracico che aumenta respirando a fondo. In questo caso serve sempre il medico. Se vuoi approfondire, qui trovi i sintomi della polmonite bilaterale, la forma che coinvolge entrambi i polmoni.

L’influenza polmonare sta nel mezzo: è un’influenza in cui i bronchi sono più coinvolti del solito. Il segnale da non sottovalutare è il respiro. Finché si respira bene a riposo, di solito si tratta di un’infezione che si risolve da sola; se il fiato si accorcia, è il momento di farsi visitare.

Infografica con le differenze tra raffreddore, influenza e polmonite: esordio, febbre, respiro e durata
Le differenze principali in un colpo d’occhio.

Come curare l’influenza polmonare a casa

Nella maggior parte dei casi si guarisce con riposo e qualche accorgimento. Gli antibiotici invece non servono: non agiscono sui virus e vanno presi solo se è il medico a prescriverli, quando sospetta una complicazione batterica.

  • Riposo vero. Tornare al lavoro appena scende la febbre allunga i tempi e aumenta il rischio di ricadute.
  • Bere molto. Acqua, tisane e brodi caldi aiutano anche a rendere il catarro più fluido.
  • Farmaci per i sintomi. Per febbre e dolori si può usare il paracetamolo. Niente aspirina a bambini e ragazzi sotto i 16 anni. Per sciroppi e mucolitici meglio chiedere al medico o al farmacista: calmare una tosse grassa, per esempio, può ostacolare l’eliminazione del catarro.
  • Aerosol e cuscino in più. L’aerosol con soluzione fisiologica mantiene umide le mucose, e dormire con la testa un po’ sollevata riduce la tosse notturna.
  • Aria non troppo secca. Un’umidità in casa intorno al 40-50% rende le vie respiratorie meno irritate; basta anche un umidificatore.

Per il resto, pasti leggeri (minestre, frutta, proteine magre) e niente fumo né alcol, che irritano ulteriormente i bronchi. I suffumigi possono dare sollievo al naso chiuso, ma con l’acqua bollente bisogna fare attenzione, ed è meglio evitarli con i bambini.

Comodino con tisana, acqua e umidificatore accanto al letto
Bere molto e tenere l’aria umida aiuta a calmare la tosse.

Quando chiamare il medico (e quando il 112)

Conviene sentire il medico di famiglia se:

  • la febbre alta dura più di 3-4 giorni senza migliorare;
  • dopo qualche giorno di miglioramento la febbre torna o i sintomi peggiorano;
  • nel catarro compaiono tracce di sangue;
  • si fa parte di una delle categorie più a rischio (vedi sotto): in questo caso meglio chiamare ai primi sintomi, senza aspettare.

Bisogna invece chiamare subito il 112 o il 118 (a seconda della regione) in caso di forte difficoltà a respirare anche da fermi, labbra o unghie bluastre, dolore toracico intenso, confusione o difficoltà a restare svegli. Nei bambini, un respiro molto rapido con la pelle che “rientra” tra le costole è un segnale da non trascurare.

Medico che ausculta i polmoni di una paziente con lo stetoscopio
Se il respiro si fa corto, serve una visita.

Chi deve fare più attenzione

Per la maggior parte delle persone i malanni di stagione sono fastidiosi ma passeggeri. Il rischio di complicanze polmonari è più alto per chi ha più di 65 anni, per i bambini sotto i 5 anni (che hanno vie aeree più piccole e più facili da ostruire), per le donne in gravidanza e per chi ha già una malattia cronica: asma, bronchite cronica, problemi di cuore, diabete o difese immunitarie ridotte.

In questi casi l’infezione può anche far saltare l’equilibrio raggiunto con le terapie abituali, per questo è meglio coinvolgere il medico fin da subito.

Influenza polmonare: quando chiedere aiuto
Salvala sul telefono: i segnali per capire quando chiamare il medico o il 112.

Quanto dura

Febbre e dolori di solito si attenuano in 4-5 giorni. La tosse, invece, può restare anche due o tre settimane: è la cosiddetta tosse post-infettiva, dovuta ai bronchi che hanno bisogno di tempo per tornare come prima, e non significa che il virus sia ancora attivo. Diverso è il caso in cui, dopo giorni senza febbre, la temperatura risale: lì può essersi aggiunta un’infezione batterica e serve una visita.

Se la diagnosi è di polmonite, abbiamo raccolto qui come alleviare i sintomi della polmonite, sempre insieme alle cure indicate dal medico.

Come prevenirla

I virus respiratori si trasmettono soprattutto con le goccioline che emettiamo tossendo, starnutendo o parlando, e in parte toccando superfici contaminate. Qualche abitudine semplice riduce parecchio il rischio:

  • lavarsi spesso le mani, o usare un gel igienizzante quando si è fuori casa;
  • aprire le finestre per qualche minuto più volte al giorno, in casa come in ufficio;
  • indossare la mascherina nei luoghi chiusi e affollati, soprattutto se si è fragili o se si hanno già sintomi;
  • non fumare e prendersi cura dei polmoni tutto l’anno: qui trovi i nostri consigli per la salute dei polmoni;
  • restare a casa quando si sta male, per non contagiare gli altri.
Mani insaponate sotto l’acqua corrente del lavandino
Lavarsi spesso le mani riduce il rischio di contagio.

Il vaccino antinfluenzale resta lo strumento più efficace, in particolare per anziani, donne in gravidanza, malati cronici e bambini piccoli, che possono riceverlo gratuitamente. Non impedisce ogni contagio, ma riduce molto la probabilità di forme gravi e di complicanze polmonari. Il momento giusto per farlo è l’autunno, prima che la stagione entri nel vivo: secondo i dati di sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità, il picco dei casi arriva di solito tra fine dicembre e febbraio.

Cos’è l’influenza polmonare?

Non è una diagnosi medica: è il modo comune per indicare un’influenza o un’altra infezione da virus respiratori che dal naso e dalla gola scende verso bronchi e polmoni, con una tosse più profonda e persistente del solito.

Quanto dura l’influenza polmonare?

Febbre e dolori di solito passano in 4-5 giorni. La tosse può restare anche due o tre settimane, il tempo che serve ai bronchi per riprendersi. Se la febbre torna dopo alcuni giorni di benessere è bene sentire il medico.

Come si cura a casa?

Con riposo, molta acqua, tisane e brodi caldi, paracetamolo per febbre e dolori e un ambiente non troppo secco. Gli antibiotici servono solo se li prescrive il medico per una complicazione batterica.

Come capire se si tratta di polmonite?

I segnali tipici sono febbre alta che non scende, brividi, fiato corto anche a riposo e dolore toracico che aumenta respirando a fondo. In questi casi serve sempre una visita medica.

Quando chiamare il 112 o il 118?

Subito, se si respira a fatica anche da fermi, se labbra o unghie diventano bluastre, se il dolore al petto è intenso o se compaiono confusione e difficoltà a restare svegli.

L’influenza polmonare è contagiosa?

Sì, perché è causata da virus che si trasmettono con le goccioline emesse tossendo, starnutendo o parlando. Lavarsi spesso le mani, arieggiare gli ambienti e restare a casa quando si sta male riduce il rischio di contagio.

Le informazioni di questo articolo sono di carattere generale e non sostituiscono il parere del medico o del pediatra.

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