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Parco dei Mostri di Bomarzo, come visitare il Sacro Bosco

Nascosto tra i boschi della Tuscia viterbese, il Parco dei Mostri di Bomarzo, o Sacro Bosco, è uno dei luoghi più affascinanti e misteriosi del Rinascimento. Voluto nel Cinquecento dal principe Orsini, questo giardino zoologico di meraviglie stupisce con sculture grottesche, architetture sbilenche e creature mitologiche scolpite nella roccia. Un percorso iniziatico e suggestivo che mescola mito, arte e natura.

Parco dei Mostri di Bomarzo: la grande bocca dell'Orco
Foto: Livioandronico2013, CC BY-SA 4.0, via <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Monster_in_Parco_dei_Mostri_(Bomarzo).jpg" target="_blank" rel="noopener">Wikimedia Commons</a>
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Parco dei Mostri di Bomarzo è il nome con cui si conosce il Sacro Bosco di Bomarzo, un giardino cinquecentesco in provincia di Viterbo popolato da grandi sculture di pietra che emergono tra gli alberi. Si trova a poca distanza da Roma, ed è una gita in giornata adatta alla primavera e all’estate, quando l’ombra del bosco rende la passeggiata piacevole.

Nascosto tra i boschi della Tuscia, il Sacro Bosco di Bomarzo, universalmente noto come il celebre Parco dei Mostri, è un enigma rinascimentale scolpito nella pietra. Dietro le sue creature grottesche si cela un affascinante percorso simbolico voluto dal principe Orsini nel Cinquecento.

Per cogliere appieno ogni dettaglio di questo viaggio, comprendere il significato del parco e decifrare ogni profondo simbolo del parco trasforma la visita in un’esperienza unica tra mito e natura.

La storia del Sacro Bosco

Il giardino fu commissionato da Pier Francesco Orsini, detto Vicino Orsini, e il progetto è di solito attribuito a Pirro Ligorio, che nel 1547 avrebbe iniziato a disegnarlo. Le fonti non sono del tutto concordi sull’inizio dei lavori, e anche il significato del parco è ancora discusso. Una lettura molto diffusa lo lega al dolore per la morte della moglie di Orsini, Giulia Farnese, a cui il boschetto è dedicato, ma altre interpretazioni lo considerano un percorso simbolico o iniziatico.

Parco dei Mostri di Bomarzo: una scultura di pietra nel bosco
Foto: Livioandronico2013, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Le sculture da non perdere

Il simbolo del parco è Orcus, la grande bocca spalancata di un orco, che si può attraversare entrando nella sua bocca. Altrettanto famosa è la Casa Pendente, un edificio inclinato che dà una strana sensazione di vertigine a chi vi entra. Tra le altre opere c’è il gruppo di Ercole e Caco, il più grande del parco, che rappresenta lo scontro tra i due giganti, e c’è anche l’elefante, una delle immagini più sorprendenti del percorso.

Il Tempietto

Il percorso si conclude di solito in alto, al Tempietto, un piccolo edificio su una collina a cui si sale da una scalinata. È costruito circa vent’anni dopo le strutture principali, in onore della moglie Giulia Farnese, e viene attribuito a Jacopo Barozzi da Vignola. Offre un’area verde dove fermarsi a riposare.

Chi era Vicino Orsini

Vicino Orsini, cioè Pier Francesco Orsini, fu un nobile e uomo d’armi del Cinquecento legato alla famiglia che dominava la zona di Bomarzo. Le date della sua vita variano a seconda delle fonti, che indicano per esempio il 1523 o il 1528 come anno di nascita, ma tutte concordano nel riconoscergli la paternità dell’idea del giardino.

Il parco è dunque il frutto di una volontà personale, più che di una committenza pubblica, e questo spiega perché abbia un carattere tanto insolito rispetto ai giardini rinascimentali più regolari.

Come leggere il percorso

Il giardino non ha una mappa lineare, e il visitatore deve lasciarsi guidare dal sentiero, che alterna statue, piccole architetture e iscrizioni. Le scritte incise vicino alle sculture invitano a riflettere o a stupirsi, e proprio la lettura di quelle frasi dà senso al percorso. Per questo il consiglio è non andare di fretta e fermarsi davanti a ogni gruppo scultoreo, magari con una guida o un’audioguida.

Orcus, la Casa Pendente e il gruppo di Ercole e Caco sono i punti di riferimento, ma sono le opere meno note a rendere speciale la visita, perché sono sparse nel bosco e si scoprono girando un angolo. Il contrasto tra la pietra grigia, coperta di muschio, e il verde degli alberi crea un’atmosfera quasi fiabesca, che i bambini apprezzano molto, mentre gli adulti vi trovano spunti di riflessione sull’arte del Rinascimento.

Come arrivare e come organizzare la gita

Bomarzo si trova nel Lazio settentrionale, in provincia di Viterbo, e il modo più pratico per arrivare è l’auto, anche da Roma. Il parco si inserisce bene in un programma che comprende altre tappe della Tuscia, come i borghi vicini, e in questo modo si evita una gita troppo breve.

Per una visita primaverile o estiva è consigliabile andare la mattina, quando il sole è meno forte e il bosco offre ombra, e portare con sé acqua e uno snack, perché all’interno i servizi sono limitati.

Parco dei Mostri di Bomarzo: la Casa pendente
Foto: Daderot, Public domain, via Wikimedia Commons

Quanto dura la visita

Le stime variano, ma in generale servono da un’ora e mezza a due ore per una visita con soste e letture delle iscrizioni, mentre con i bambini conviene prevedere mezza giornata. Il parco è aperto tutto l’anno, con orari che cambiano in base alla stagione, quindi occorre verificare sul sito ufficiale prima di andare.

Consigli pratici

Il percorso è all’aperto e in parte sconnesso, per cui sono utili scarpe comode, acqua e protezione dal sole. Nelle giornate di pioggia i sentieri possono essere scivolosi. Per chi viaggia con i bambini, la fantasia delle statue è un punto di forza, ma alcune zone, come la Casa Pendente, richiedono attenzione.

Echidna, la Furia e le altre sculture

Tra le figure più impressionanti c’è Echidna, una donna colossale con due code di serpente al posto delle gambe, collocata accanto alla Furia, una donna con coda di drago e ali. Tra le due sedono i leoni, figli di Echidna, che compaiono anche nello stemma di Viterbo.

Il percorso incontra poi Cerbero, il cane a tre teste che custodisce gli inferi, e un gigantesco mascherone interpretato come Proteo o Glauco, sormontato da un globo di pietra con una piccola torre. Non mancano un ninfeo con bassorilievi delle tre Grazie e un minuscolo teatro che imita un’esedra scenica.

Nella parte iniziale del parco compaiono invece le iscrizioni più celebri, tra cui il verso Voi che pel mondo gite errando vaghi, che promette al visitatore elefanti, leoni, orsi, orchi e draghi, mentre sulle labbra dell’Orco si legge Ogni pensiero vola.

Dalí e la rinascita del parco

Salvador Dalí visitò il parco nel 1948 e si fece fotografare accanto ai monumenti principali, definendolo un’invenzione storica unica. Nella seconda metà del Novecento il parco fu restaurato dai coniugi Giancarlo e Tina Severi Bettini, che gli restituirono l’aspetto attuale.

Per approfondire si può leggere la voce di Wikipedia dedicata al Sacro Bosco di Bomarzo.

Chi ha voluto il Parco dei Mostri di Bomarzo?

Pier Francesco Orsini, detto Vicino Orsini, nel Cinquecento.

Quanto tempo serve per visitare il Sacro Bosco?

Da circa un’ora e mezza a due ore, di più con i bambini.

Cos’è Orcus?

La scultura più nota del parco, una grande bocca di orco spalancata.

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