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Pompei scavi scoperta: 5 rari reperti emersi dagli scavi archeologici

Pompei scavi scoperta: 5 rari reperti emersi dagli scavi archeologici
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Pompei non smette mai di stupire. Dalle sue ceneri, la città romana sepolta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. continua a svelare pezzi di storia, come questi 5 reperti rari che hanno riscritto pagine di archeologia.

Le nuove scoperte che cambiano la visita a Pompei

Una carrozza di lusso, iscrizioni enigmatiche, strumenti di vita quotidiana e tesori preziosi: ogni ritrovamento è un tassello che ricompone il mosaico della vita degli antichi pompeiani. La ricchezza delle loro case e anche i riti, le abitudini, il pulsare di una società che credevamo di conoscere.

Un ritrovamento “senza pari” in Italia, come quello nella casa di un uomo “ricco e colto”, con un carro sontuoso e affreschi che raccontano la quotidianità. Un carro decorato con ferro, bronzo e legno: il primo del suo genere mai scoperto in Italia. Ecco i 5 reperti che hanno gettato nuova luce sull’antica città.

Pompei: 5 reperti rari emersi dagli scavi

Gli scavi di Pompei, iniziati nel lontano 1748 dopo quelli di Ercolano, hanno attraversato secoli di storia, interruzioni e ripartenze. Decine di ville coperte di cenere, da Oplontis a Stabiae, hanno restituito la loro bellezza. Ogni scoperta ha avuto un impatto profondo non solo sull’archeologia, ma sull’intera cultura europea.

Centinaia di edifici, migliaia di metri quadrati di affreschi e iscrizioni murali: ogni pezzo ha fornito dati inestimabili, ha permesso di rivedere fatti noti o ha innescato anni di ricerche minuziose. Questi 5 reperti rari ci aiutano a svelare dettagli ancora sconosciuti di questa affascinante storia.

1. L’iscrizione di Titus Suedius Clemens: l’atto di nascita di Pompei (69-79 d.C.)

All’inizio degli scavi, nessuno sapeva di star riportando alla luce Pompei. Campi, case e vigneti avevano cancellato i contorni dell’antica città. Fu solo nel 1763, quindici anni dopo, che una lastra di pietra con un’iscrizione rossa, trovata vicino alla Porta di Ercolano, svelò il mistero. Recitava:

Pompei scavi scoperta: 5 rari reperti emersi dagli scavi archeologici. L'iscrizione di Titus Suedius Clemens: la prova dell'identità di Pompei, 69-79 d.C.
lastra di pietra con L’iscrizione di Titus Suedius Clemens: la prova dell’identità di Pompei, 69-79 d.C.

“In virtù dei poteri conferitigli dall’imperatore Vespasiano Cesare Augusto, Tito Svedius Clemente, il tribuno, dopo aver indagato le circostanze e preso provvedimenti, ha restituito agli abitanti di Pompei i luoghi pubblici sottratti da privati”.

Clemente, un politico di spicco dell’epoca imperiale, citato anche da Tacito, e il riferimento agli “abitanti di Pompei” posero fine a ogni dubbio: quelle rovine erano proprio l’antica città di Pompei.

2. Il carro da parata di Civita Giuliana: un gioiello romano unico

Dalle rovine quasi intatte di Pompei, è emersa una carrozza di lusso a quattro ruote, splendidamente decorata. Trovata in una villa romana a nord delle mura, a circa 700 metri dalla città, conserva ancora le impronte di materiali organici come corde e addobbi floreali. Era parcheggiata all’ingresso della villa, di fronte alle scuderie, dove riposano i resti di tre cavalli. Con le sue ruote in ferro, bronzo e legno, gli archeologi pensano fosse usata per processioni.

 Il carro da parata di Civita Giuliana: una carrozza romana unica
Il Carro da parata di Civita Giuliana

Le pareti crollate e il tetto della villa hanno protetto il carro dai ladri di antichità, che avevano scavato gallerie arrivando quasi a toccarlo. Secondo alcune ipotesi, potrebbe essere stata una carrozza da spettacolo usata da una sacerdotessa o una matrona, forse legata a cerimonie nuziali per accompagnare la sposa nella sua nuova casa.

3. Mulini a mano in pietra: la panificazione a Pompei (I secolo d.C.)

Cosa facevano e come vivevano i Romani? La vita quotidiana a Pompei ci svela il processo della panificazione dall’inizio alla fine. Sono stati trovati panifici con forni, alcuni con ancora pani bruciati. All’interno, dispositivi insoliti di dura pietra grigia: una colonna conica alla base e una parte superiore a clessidra, con fori laterali. Erano mulini a mano.

Mulini a mano in pietra. Pompei, I secolo d.C.
Mulini a mano in pietra. Pompei, I secolo d.C

Il grano, portato in sacchi, veniva macinato direttamente nel forno. Versato nella parte superiore a imbuto, veniva lavorato da travi inserite nei fori laterali, che permettevano la rotazione. Un lavoro faticoso che richiedeva un operaio per lato. Nel XX secolo, uno di questi mulini è stato restaurato e ha ripreso a macinare grano, come se duemila anni non fossero mai passati.

4. La fullonica di Pompei e la danza dei lavandai (I secolo d.C.)

Gli affreschi vivaci di Pompei continuano a svelare i segreti della civiltà antica. Negli anni Venti dell’Ottocento, in un quartiere occidentale, fu scoperta un’antica lavanderia: la fullonica, con una fontana nel cortile. Gli antichi scrittori lodavano l’alta qualità del lavaggio, che prevedeva un accurato risciacquo e asciugatura.

La fullonica di Pompei e l'affresco della danza dei lavandai. Pompei, I secolo d.C.
Affresco con la danza dei fullon. Fulonica Lucius Verania Gipsea. Pompei, I secolo d.C Museo Archeologico Nazionale di Napoli-Diomedia

Un affresco mostra le varie fasi del lavoro: strizzatura con una pressa, pulizia e asciugatura. Particolarmente interessante è la “danza dei fullon”: a Roma solo gli uomini lavavano, per la forza fisica richiesta. L’urina umana, raccolta in anfore, era il detergente principale. Mescolata con acqua, veniva versata in una bacinella dove il fullon, appoggiandosi a due muretti, agitava il panno con i piedi, come una “lavatrice vivente”.

5. Lo skyphos di Boscoreale: il trionfo di Tiberio (I secolo d.C.)

A Pompei, oggetti di valore non erano comuni. Il tesoro più grande fu scoperto nella Villa Pisanella a Boscoreale: il tesoro di Boscoreale. Gran parte finì al Louvre e al British Museum.

Lo skyphos di Boscoreale con il trionfo di Tiberio. Boscoreale, I secolo d.C.
Skyphos raffigurante il trionfo dell’imperatore Tiberio. Boscoreale, I secolo d.C.Musée du Louvre

Nel 1895, qui furono trovati i resti di una cassa con oltre cento vasi d’argento e una borsa con mille monete d’oro, gli aurei. Tra i reperti più belli, uno skyphos che raffigura il trionfo dell’imperatore Tiberio (14-37 d.C.). Sulla coppa, ogni dettaglio dell’evento solenne: gli abiti dell’imperatore, l’uomo che regge una ghirlanda, i soldati che accompagnano il carro.

Pompei: un viaggio continuo nel tempo

Queste scoperte confermano Pompei come uno dei siti archeologici più importanti al mondo. Passeggiando tra case, botteghe, ville e strade, si può toccare con mano la vita quotidiana romana, rimasta nascosta per quasi duemila anni.

Si scopre come si divertivano negli anfiteatri, dove facevano la spesa, come lavavano i panni e persino cosa cucinavano. Per approfondire la vita degli antichi pompeiani, una visita al Museo Archeologico di Napoli (MANN) è d’obbligo, con i suoi manufatti, urne funerarie, murales e lavori in pietra. E dopo un tuffo nel passato, si può scoprire la Pompei moderna con il Santuario della Madonna del Rosario.

Cosa è stato scoperto negli scavi recenti di Pompei?

Cinque reperti rari sepolti nella cenere vulcanica duemila anni fa, tra cui una carrozza di lusso decorata con intagli e dipinti, destinata non all’uso quotidiano ma a cerimonie e processioni comunitarie, oltre a dipinti che raffigurano scene vivide della vita cittadina dell’epoca.

Chi era il proprietario della casa dove sono stati trovati i reperti?

Un uomo descritto come “ricco e colto”, abitante in una delle dimore meglio arredate di Pompei. Il ritrovamento, avvenuto durante gli scavi archeologici nella cenere che ha preservato la città dopo l’eruzione del Vesuvio, è considerato unico in Italia per completezza e valore storico-culturale, offrendo una prospettiva inedita sulla vita quotidiana pompeiana.

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