Moda e Stile

Storia dell’ombrello, usi nella storia

Colorati ombrelli appesi sopra strade di un quartiere storico, decorazione artistica e colorata creata per abbellire l'ambiente e attirare visitatori, perfetta per foto e giornate di sole.
Strada decorata con ombrelli colorati appesi, un'installazione artistica che valorizza il centro storico italiano, ideale per rispettare le tendenze di street art e migliorare l'appeal turistico.
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Chi l’avrebbe mai detto che un semplice oggetto come l’ombrello potesse avere una storia così lunga e affascinante? È un riparo dalla pioggia o dal sole e anche un simbolo che ha attraversato millenni, culture e classi sociali. Dalle corti egizie alle sfilate parigine, il suo viaggio è un racconto di ingegno, status e, alla fine, pura praticità.

La parola stessa ci dice molto: “ombrello” viene dal latino umbra, che significa ombra. Logico, no? Se poi serve a ripararsi dal sole, lo chiamiamo “ombrellone” o “parasole”, dove “para” sta per “contro”. Oggi lo conosciamo bene: una cupola di tessuto o plastica tesa su stecche snodabili, che si aprono e si chiudono per portarlo via senza ingombro. Ma le sue origini sono ben più antiche e sorprendenti.

L’Ombrello: Un Viaggio Millenario tra Moda e Potere

L’ombrello è un’icona, un accessorio che ha segnato la storia della moda e della cultura. Le sue radici affondano nell’antico Egitto, dove comparve per la prima volta. Da allora, ha attraversato secoli di trasformazioni, diventando uno degli oggetti più utili ed eleganti che conosciamo.

Gli antichi Egizi furono i primi a usarlo, non solo per la pioggia ma soprattutto per proteggersi dal sole cocente. Erano fatti con materiali naturali come paglia, canne o erba, spesso decorati con colori vivaci e simboli religiosi. Ma non era un oggetto per tutti.

Nei secoli l’ombrello si è trasformato in uno status symbol. Nell’antica Grecia, era appannaggio dei ricchi. Nel Medioevo, l’ombrello (o parasole) divenne un segno di ricchezza e potere, utilizzato dal clero e dai nobili per proteggersi dal sole.

Con il Rinascimento, l’ombrello si affermò come un elemento irrinunciabile della moda europea. Spesso realizzato con sete preziose, velluti o piume, e impreziosito da gemme e monili, era un lusso che solo i più abbienti potevano permettersi.

Chi ha inventato l’ombrello? Una storia antica e complessa

L’ombrello è un oggetto pratico e ha avuto un ruolo importante anche nella religione e nella società, garantendo la sua sopravvivenza fin dall’antichità. Le prime tracce risalgono a circa 4.000 anni fa, con attestazioni in Mesopotamia, Egitto e Cina, dove nobili e re lo usavano per ripararsi dal sole.

Disegni di ombrelli si trovano nelle civiltà egizia, greca, assira e cinese. Inizialmente, servivano soprattutto a proteggere le donne dal sole, perché la pelle chiara era considerata un segno di bellezza. Questi primi parasole erano spesso fatti di carta.

Storia dell'ombrello, usi nella storia
Ombrelli in Egitto

Archeologi e storici credono che i primi ombrelli, semplici e funzionali, siano nati nell’antico Egitto. Usati principalmente per la pioggia, erano anche un simbolo di autorità per il clero e i governanti, che li facevano tenere da servi. Erano costruiti con foglie di palma e papiro, fissati a un bastone.

Carro con soldati dell'antico Egitto, scena storica e culturale.
Ombrello usato in Assiria

La storia dell’ombrello è lunghissima, un accessorio che ci accompagna da oltre un millennio. Nell’antica Roma, aveva una forma conica. In Mongolia e India, gli ombrelli erano fissati al trono, simbolo di potere. Li ritroviamo in opere d’arte di civiltà antiche come l’Egitto, l’Assiria e la Cina. Una scultura in legno, ad esempio, mostra il re assiro Sennacherib (705-681 a.C.) con una sorta di ombrello mentre guida il suo esercito.

La svolta: gli ombrelli impermeabili

Furono i Cinesi i primi a usare l’ombrello per ripararsi dalla pioggia. Coprivano la tela di carta con olio e cera per renderla impermeabile. Per renderli più resistenti, usavano pelle, stecche di osso di balena e manici di legno, ma erano piuttosto pesanti.

Mentre in Egitto, Grecia e Assiria si preferiva restare in casa con la pioggia o la neve, in Cina le forti precipitazioni rendevano indispensabile una protezione. Fu così che nacquero i primi ombrelli impermeabili, realizzati con carta cerata e lucidata.

Femmina in kimono tradizionale giapponese con ombrello rosso in un giardino primaverile con fiori sakura sovrapposti.
Ombrelli in Cina

In India, l’ombrello era un simbolo di potere: più una persona era importante, più ombrelli aveva al suo seguito. Il re, ad esempio, ne possedeva ben 13: uno per il sole e dodici disposti intorno a lui, a simboleggiare i dodici segni zodiacali.

L’ombrello conquista l’Occidente

Già diffuso nelle civiltà antiche, l’ombrello arrivò in Occidente nel XVI secolo. Dalla protezione solare, si trasformò in un riparo da pioggia e neve, soprattutto nel Nord Europa e in Nord America. Dalle sue origini orientali, giunse in Grecia e poi a Roma, dove fu adottato dalle donne. Nel XVII secolo, in Francia, lo chiamavano “ombrellone”, aveva un manico d’osso e la parte superiore in lino cerato.

Dopo anni di utilizzo in Oriente, gli ombrelli sbarcarono in Europa nel 1500, diventando presto un accessorio di moda per le donne. Fino al 1700, le signore lo usavano per proteggere il viso dal sole, sfoggiando modelli piccoli, eleganti e colorati. Parigi ospitava persino sfilate dedicate alle ultime tendenze in fatto di ombrelli.

L’ombrello più esclusivo fu quello della regina Maria Antonietta, pesante un chilo e mezzo, con una struttura in osso di balena. Fu allora che a corte nacque una nuova figura: il “portaombrelli onorario”.

Cavaliere su cavallo con gruppi di persone, dipinto storico con dettagli ricchi e colori caldi, ambientata in un contesto storico europeo.
Ombrello in Francia

Sotto Luigi XIV, le strade di Parigi erano piene di portaombrelli, che si potevano persino affittare in caso di pioggia. E nella primavera del 1715, sempre a Parigi, nacque il primo ombrello pieghevole. In Russia, la moda degli ombrelli arrivò solo nel XVIII secolo, con una predilezione per quelli in pizzo, poco pratici ma molto chic.

Verso la fine del XVIII secolo (intorno al 1780), l’ombrello iniziò a essere usato dai maschile come protezione dalla pioggia. Il viaggiatore e scrittore britannico Jonas Hanway sfidò il ridicolo passeggiando per le strade di Londra con un ombrello, allora considerato un accessorio femminile. Nonostante le prese in giro iniziali, Hanway perseverò, rendendo l’ombrello popolare anche tra gli uomini. Per un certo periodo, gli ombrelli furono persino chiamati “Hanway”. Nell’Ottocento, l’ombrello si presentava in mille forme e colori. Ma fu l’inventore Fox a fare la vera rivoluzione, creando un ombrello con una struttura in metallo, portando il design alla perfezione.

L’evoluzione continua: l’ombrello moderno

Nel 1830, a Londra, aprì il primo negozio di ombrelli al mondo, James and Sons, ancora oggi al 53 di New Oxford Street. Nel 1852, Samuel Fox creò il primo ombrello con struttura in filo d’acciaio, il vero antenato di quelli che usiamo oggi. Poi, nel 1928, il tedesco Hans Haupt perfezionò il design di Fox, inventando il primo ombrello portatile, quello che si piega e sta comodamente in borsa.

Storia dell'ombrello, usi nella storia
Ombrello pieghevole moderno

Con la rivoluzione industriale, l’ombrello divenne un accessorio di massa, più facile da produrre e accessibile a tutti. Oggi, la maggior parte degli ombrelli, in tutte le loro varianti di colore e design, sono realizzati in nylon impermeabile. La struttura, il manico e le parti in alluminio rivestito in teflon o fibra di vetro lo rendono incredibilmente leggero e resistente. Un oggetto che, da simbolo di potere, è diventato un fedele compagno di tutti i giorni, senza perdere un briciolo del suo fascino.

Da quando esiste l’ombrello e come si è evoluto nel tempo?

Le prime forme risalgono a circa 4.000 anni fa, nell’antica Cina, Egitto e Assiria, inizialmente come simbolo di status e protezione solare. Il termine deriva dal latino “umbra” (ombra); in Europa divenne popolare nel XVIII secolo, prima come accessorio femminile, poi accettato anche dagli uomini per la protezione dalla pioggia.

Che differenza c’è tra ombrello automatico e manuale, e come mantenerlo?

L’automatico si apre e chiude con un pulsante, comodo per l’uso a una mano; il manuale è più leggero ed economico ma richiede apertura e chiusura a mano. Per la manutenzione: pulire con panno umido e sapone delicato, asciugare completamente prima di riporlo per evitare muffe e ruggine, controllando periodicamente nervature e meccanismo di apertura.

3 commenti

  1. una bella storia quella dell\’ombrello strumento utilissimo sia con la pioggia che con il sole

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