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7 leggende famose e popolari su Giulio Cesare

Ritratto di un uomo con capelli castani e tunica rossa su sfondo sfumato, stile classico.
Ritratto di un personaggio storico romano in stile classico, con attenzione ai dettagli nel volto e alla tunica rossa, perfetto per articoli su arte e storia antica.
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Giulio Cesare: un nome che evoca subito immagini di potere, conquiste e intrighi. Non solo un simbolo dell’antica Roma, ma una figura che, per molti studiosi, segna l’inizio dell’Europa moderna. Ma chi era davvero quest’uomo? Un tiranno spietato o un geniale stratega e letterato? E cosa c’è di vero nelle storie che lo circondano?

Ha avuto una storia d’amore con Cleopatra, ha davvero pronunciato il celebre “Anche tu, Bruto!” prima di morire, ha attraversato il Rubicone e ha davvero inventato l’insalata Caesar? È tempo di separare il mito dalla realtà.

Con un carisma che pochi politici e statisti possono vantare, Cesare ha incantato generazioni, dai suoi contemporanei ai posteri. Comandante eccezionale, statista acuto, oratore brillante e scrittore raffinato: un genio poliedrico la cui immagine è rimasta scolpita nel tempo.

Le 7 leggende più diffuse

7 leggende famose e popolari su Giulio Cesare

1. Cesare contro Asterix e Obelix: una battaglia mai avvenuta

Verdetto: Falso.

Una scena storica di battaglia romana con un comandante in abbigliamento rosso che si rivolge alle truppe, soldati armati con scudi e spade, in un paesaggio di guerra. Quadro classico che rappresenta un momento di leadership e strategia militare.

Asterix e Obelix, così come l’intero universo creato da René Goscinny e Albert Uderzo (e il film “Asterix e Obelix contro Cesare” di Claude Zidi), sono pura invenzione. L’unico legame con i Galli storici? Le tipiche desinenze dei nomi in -ix, -igis, e forse i capelli lunghi e i pantaloni, abiti che i Romani disprezzavano profondamente.

Cesare, invece, ha combattuto contro i Galli veri, e con un successo strepitoso. Nel 59 a.C., da console, si assicurò il comando proconsolare sulla Gallia Cisalpina e la Transalpina per cinque anni, una mossa strategica che gli aprì le porte a immense conquiste.

I “fratelli” e discendenti di Asterix e Obelix furono romanizzati in fretta. Cesare stesso incluse diversi Galli nel Senato Romano, scatenando a Roma il coro ironico: “Galli bracas deposuerunt, latum clavum sumpserunt“, ovvero “I Galli si tolsero i pantaloni, e furono vestiti di toga con il bordo”. La toga pretesta, con il suo ampio bordo viola, era l’abito ufficiale di magistrati e senatori romani di alto rango.

Nel giro di pochi secoli, i Galli avrebbero dimenticato i loro druidi e la loro lingua, adottando un latino “viziato”. La Gallia sarebbe diventata una delle province più romanizzate dell’Impero.

2. L’attraversamento del Rubicone e il “dado è tratto”

Verdetto: Vero.

Questo episodio segna l’inizio della drammatica guerra civile tra Cesare e Pompeo. Un tempo alleati nel primo triumvirato e persino legati da vincoli familiari (la figlia di Cesare, Giulia, era moglie di Pompeo), i due si trasformarono in nemici irriducibili.

Nel 54 a.C., la morte di Giulia durante il parto e, l’anno successivo, quella di Crasso in una sfortunata campagna partica, sancirono la fine del triumvirato.

Mentre Cesare inanellava vittorie in Gallia, Pompeo, sempre più geloso della crescente popolarità del suo ex alleato, temeva di essere spodestato dal suo ruolo di comandante supremo di Roma.

Secondo lo storico greco Appiano, Cesare, prima di attraversare il Rubicone, disse ai suoi: “Se mi astengo da questa traversata, amici miei, questo sarà per me l’inizio dei disastri; se passo, per tutte le persone.” Poi, “ispirato dall’alto, attraversò rapidamente il fiume”, pronunciando la frase: “Sia tratto il dado.” Plutarco conferma, aggiungendo che Cesare la pronunciò in greco.

Il 10 gennaio 49 a.C., Cesare varcò il Rubicone, marciando rapidamente attraverso l’Etruria verso Roma. Fu l’inizio di un’altra guerra civile, che avrebbe segnato la fine della Repubblica Romana.

3. Cesare prese il potere a Roma

Verdetto: Sì, è corretto.

Dopo aver attraversato il Rubicone, Cesare avanzò su Roma senza incontrare resistenza significativa. I pompeiani si arresero o si ritirarono, e le città italiane aprirono le porte al suo esercito. Pompeo e i suoi sostenitori, terrorizzati dall’avanzata fulminea del nemico, fuggirono da Roma, abbandonando persino il tesoro dello Stato.

Pompeo si rifugiò in Grecia con una parte dell’esercito, mentre altre sette legioni a lui fedeli si trovavano in Spagna.

4. Cesare e Cleopatra: una storia d’amore

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Verdetto: È vero.

L’incontro tra Cesare e Cleopatra avvenne in circostanze drammatiche. Dopo la vittoria di Cesare su Pompeo a Farsalo (48 a.C.), Pompeo, sconfitto, si rifugiò in Egitto. I cortigiani di Tolomeo, per ingraziarsi Cesare, decisero di uccidere Pompeo.

Cleopatra, colta e poliglotta, parlava greco, la sua lingua madre. Sebbene regina d’Egitto e incarnazione della dea Iside, non aveva una goccia di sangue egiziano: dopo il crollo dell’impero di Alessandro Magno, l’Egitto era governato dai Tolomei, di origine greca.

Non sorprende che Cesare appoggiò le pretese di Cleopatra al trono egiziano, rimanendo a lungo in Egitto. Nel 46 a.C., la convocò a Roma, le assegnò una lussuosa villa sul Tevere e le offrì un sontuoso ricevimento.

5. “Veni, Vidi, Vici”: parole di Cesare

Verdetto: Sì, sono parole del grande Romano.

In latino suonano ancora più potenti: Veni, vidi, vici – grazie all’allitterazione. Questa frase è legata a un episodio della guerra civile tra Cesari e Pompeiani (49-45 a.C.), in particolare alla campagna del Ponto.

6. Il mese di luglio porta il suo nome

Verdetto: Sì, è vero.

Nel calendario romano, questo mese si chiamava Quintilis, “il quinto”. Il primo mese era marzo (Martius), dedicato a Marte, dio della fertilità e poi della guerra. Alcuni nomi di mesi che derivano da numeri sono rimasti nel calendario romano e in quelli successivi: settembre (“settimo”), ottobre (“ottavo”), novembre (“nono”), dicembre (“decimo”).

Secondo Svetonio, il mese di Quintilis, in cui nacque Cesare, fu ribattezzato Iulius (“Luglio”) già durante la vita del dittatore, all’inizio del 44 a.C. Un’altra versione vuole che ciò sia avvenuto dopo l’assassinio di Cesare, quando Marco Antonio, suo amico e collega nel consolato del 44, approvò la lex Antonia de mense Quintili, per intitolare il mese a Cesare.

7. “Anche tu, Bruto!”: un’ultima frase mai pronunciata

Verdetto: Vero solo in parte. Cesare considerava Bruto un amico, ma non pronunciò queste parole.

All’inizio del 44 a.C., Cesare si preparava per una grande spedizione contro il regno dei Parti. Nello stesso periodo, però, si tramava una congiura contro di lui, che vedeva tra i partecipanti molti pompeiani perdonati, inclusi i capi Marco Giunio Bruto e Gaio Cassio Longino.

Ma c’erano anche molti “Cesariani” che dovevano al dittatore carriera e ricchezza, come Decimo Bruto e Trebonio.

I congiurati decisero di uccidere Cesare prima che partisse per la guerra con i Parti, durante la seduta del Senato del 15 marzo 44 a.C. – le Idi di marzo. Svetonio, citando alcune fonti, racconta che a Bruto, che gli si scagliava contro, Cesare disse in greco: “E tu, figlio mio!” (καὶ σὺ τέκνον). Ma nessuna fonte antica riporta le parole “E tu, Bruto” – Et tu, Brute.

Questa frase, divenuta iconica, fu messa in bocca al dittatore morente da William Shakespeare nella sua tragedia “Giulio Cesare”.

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