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Educare un neonato: la primissima età. All’inizio il piccolo sembra partecipe solo della vita vegetativa, sicché le reazioni sono rappresentate dal pianto quando ha fame, ha sete, si sente bagnato o elementi esterni disturbano la sua tranquillità.
È possibile educare un bimbo sin dai primi mesi di vita? Rispondo di sì.

Come educare un neonato nella primissima età quando sembrano essere indifesi?
Ma subito più avanti si palesa la formazione del carattere; piangerà anche per essere coccolato, per essere tolto dalla culla e dondolato dalle braccia materne, insomma sempre quando gli fa più comodo.
E siate certi che il neonato riconosce bene le persone sulle quali può fare affidamento: preferisce la zietta docile alla tata meno compiacente, protende le braccia al fedele Bobi perché rappresenta per lui un grosso giocattolo sempre disponibile, insomma sa valorizzare e sfruttare quel piccolo mondo che gli sta attorno e che è alla fine, ai suoi ordini.
Diciamo dunque che non si deve giustificare (care mamme, è proprio a voi che parlo) con l’affermazione: “così piccolo non può capire”.
E’ piccolo, verissimo, ma capisce tutto e come!!
La vita del neonato e l’importanza delle abitudini
Nei primissimi mesi di vita il sonno occupa gran parte della giornata del neonato, ma alternare il riposo a momenti di contatto visivo, coccole e presenza durante le attività quotidiane della famiglia aiuta a favorire una serena crescita sensoriale ed emotiva.
Organizzare le giornate secondo ritmi prevedibili permette di rassicurare il piccolo. Momenti dedicati all’igiene come il bagnetto del neonato tra vasca e doccia diventano rituali preziosi per distendere le tensioni serali e favorire un addormentamento tranquillo.
Non è un balocco, il bimbo, non deve rappresentare il divertimento dei parenti e amici in visita. Proteggere i suoi orari e predisporre un ambiente sicuro per la nanna, magari con appositi paracolpi per lettino, aiuta a delimitare uno spazio intimo dove riposare senza eccessive interferenze esterne.
Anche l’alimentazione gioca un ruolo determinante nell’umore del neonato. Sia che si scelga l’allattamento al seno, sia con latte artificiale, l’utilizzo di accessori adeguati come i biberon con tettarella fisiologica (ad esempio il Nuby SoftFlex Natural Nurser) previene l’ingestione d’aria durante la poppata, riducendo fastidiose coliche gassose che spesso rendono il bimbo irrequieto e inconsolabile.
Quando siete perfettamente tranquille sulle sue condizioni, quando ha mangiato, è stato pulito, è in tutti i sensi a posto, non lasciatevi commuovere dalle lacrime, nè preoccuparvi degli strilli.
Si calmerà da solo, si diceva una volta. Oggi i pediatri la vedono diversamente: nei primi mesi il pianto è l’unico modo che il neonato ha per comunicare, rispondergli non lo vizia, e i metodi che lo lasciano piangere da solo non sono consigliati prima dei 3-4 mesi. Se il pianto è inconsolabile o diverso dal solito, è il caso di sentire il pediatra.

Costruire un attaccamento sicuro fin dai primi mesi
Difficile l’educazione di un figlio.
Spesso ci si domanda fino a che punto sia corretto assecondare le richieste fisiche. Il contatto prolungato, le parole sussurrate a voce dolce e la vicinanza materna costituiscono le fondamenta emotive per educare un bimbo a sentirsi amato e compreso.
Nei primi tempi, la routine della vita del neonato ruota interamente attorno al binomio accoglienza e sicurezza. Riconoscere i segnali di stanchezza prima che insorga il pianto disperato evita picchi di cortisolo e nervosismo sia nel bebè che nei genitori.
Stabilire un clima disteso in casa è il regalo più prezioso che possiamo fargli: i neonati assorbono l’ansia dell’adulto e reagiscono mostrandosi più agitati durante le ore serali, proprio quando avrebbero maggiormente bisogno di rilassarsi.
Creare un ambiente con luci soffuse, rumori attenuati e una temperatura confortevole nella stanza da letto insegna al neonato a distinguere naturalmente l’alternanza tra giorno e notte, facilitando il consolidamento dei cicli di sonno profondo.
Anche i momenti dedicati al gioco spontaneo sul tappeto, a pancia in su o durante brevi sessioni supervisionate di attività a terra, stimolano la coordinazione visiva e motoria senza sovraccaricare il suo sistema nervoso ancora immaturo.
Mio figlio non amava molto stare tra le braccia ma voleva sempre stare in compagnia o seguirmi con gli occhi.
Allora lo poggiavo nel passeggino e lo portavo con me nelle stanze mentre le riassettavo, così si calmava ed era tranquillo fino al prossimo cambio di pannolini, pappa ecc.
Questo metodo semplice permetteva a me di proseguire le faccende quotidiane e a lui di sentirsi partecipe senza creare l’abitudine al dondolio costante sulle braccia. Un piccolo accorgimento pratico che insegna come educare un bimbo sia un percorso fatto di equilibri quotidiani costruiti giorno dopo giorno con pazienza e dolce fermezza.
Ogni bambino possiede tempi di adattamento unici: osservare le sue reazioni quotidiane senza fretta permette di costruire un rapporto sereno basato sulla comprensione reciproca e sulla fiducia.
E voi come li avete educati i vostri figli in primissima età?
È davvero possibile iniziare a educare un neonato nei primissimi mesi?
Sì. Nei primi mesi di vita educare non significa imporre divieti o regole rigide, ma creare routine prevedibili per la pappa, il bagnetto e la nanna, trasmettendo al bambino stabilità e sicurezza emotiva.

Un articolo ben scritto con ottimi spunti su come educare i figli piccoli. Essere genitore è pesante e non esiste scuola perciò ogni consiglio è buono da ascoltare
essere genitori è la cosa più bella ma anche la più difficile del mondo
io non ho avuto grandi problemi con la mia piccola anzi lei amava stare nel box e giocare in compagnia dei suoi pupazzi preferiti in questo senso sono stata molto fortunata
E\’ giustissimo cominciare ad educare i bambini sin dai primi mesi di età ma non sono d\’accordo sul fatto chela vita di un neonato debba svolgersi quasi esclusivamente nell\’ambito del suo letto.
quante cose utili in questo post, la mia invece vuole sempre stare in braccio e mi segue ovunque
per quello che mi riguarda la mia bambina non ha mai pianto se non in casi rarissimi. il rapporto tra me e lei è sempre stato speciale, c\’era empatia pura dal primo momento in cui l\’ho tenuta in braccia e ancora oggi è così. L\’importante è lasciarsi guidare dall\’istinto, che spesso ci indica la soluzione giusta senza aver bisogno di manuali o consigli bla bla
si vero su molte cose concordo con te mia figlia ad asempio quando era piccola con il rumore della scopa elettrica che passavo in casa si addormentava
Si per alcune cose concordo altre invece no… l\’unico modo di comunicare per i bambini è l pianto…con il pianto comunicano solitudine, paura, mal di pancia, sonno… il fatto che sia pulito e nutrito non vuol dire che non abbia altre necessità come quella di voler sentire l\’odore della madre magari… i capricci poi si sa non vanno assecondati 🙂