Storia e Curiosità

Lucusta of Gaul, famosa avvelenatrice romana

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Illustrazione di sicurezza chimica e precauzioni di laboratorio con sostanze potenzialmente nocive.
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Lucusta della Gallia, una figura oscura e affascinante dell’antica Roma, è passata alla storia come la più celebre avvelenatrice. Il suo nome è legato a intrighi di palazzo e alla morte di un imperatore e del suo erede. Nonostante le scarse informazioni su di lei, una cosa è certa: potrebbe essere stata una delle prime serial killer della storia.

Nell’antichità, l’Atropa Belladonna, o “belladonna mortale”, era una delle piante più usate per creare veleni. Già nel primo secolo, si conoscevano le dosi per indurre allucinazioni o per uccidere. L’arte dell’avvelenamento era diventata una pratica raffinata e inarrestabile.

Locusta della Gallia: la regina dei veleni

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Locusta of Gaul, famosa avvelenatrice romana – (Atropa belladonna)

A Roma, il veleno era un’arma silenziosa, perfetta per eliminare nemici senza clamore né conflitti aperti, lasciando l’assassino nell’ombra.

Con l’aumento degli avvelenamenti, cresceva anche la paura di subirli. Imperatori e figure politiche di spicco assoldavano assaggiatori o usavano schiavi per testare cibo e bevande, assicurandosi che fossero privi di sostanze letali.

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L’avvelenamento a Roma era all’ordine del giorno: chi era Lucusta?

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Si narra che Lucusta venisse dalla Gallia, dove aveva affinato una profonda conoscenza delle piante velenose. Visse nella prima metà del I secolo d.C., in un’epoca in cui l’avvelenamento era un metodo comune per eliminare avversari politici. Avvelenatori esperti come lei erano figure molto ricercate.

Nella capitale, Lucusta iniziò a creare pozioni letali, capaci di uccidere all’istante o di infliggere lunghe e atroci sofferenze. Le sue miscele potevano causare cecità, deformazioni o follia. Per i nobili e le loro mogli, questa donna gallica fu una vera manna dal cielo. La sua maestria nell’uccidere attirò l’attenzione della corte dell’imperatore Caligola, che regnò dal 37 al 41 d.C.

La storia di questa donna, divenuta così abile nell’arte dell’avvelenamento, è stata tramandata da storici antichi come Tacito, Svetonio, Cassio Dione e Giovenale. Tutti hanno raccontato frammenti della vita di Lucusta, che molti oggi considerano la prima serial killer della storia.

Locusta entra nella Corte Imperiale

Lucusta della Gallia si era fatta una pessima reputazione a Roma. Era già in prigione per avvelenamento quando fu arruolata da un membro della Corte Imperiale. L’imperatore Claudio I regnava, ma la sua quarta moglie, Agrippina la Giovane, voleva liberarsene per assicurare il trono al figlio avuto da un precedente matrimonio.

Madre del futuro Nerone, Agrippina era una delle donne più influenti del suo tempo. Nel 54 d.C., cospirò con Lucusta, commissionandole un veleno per uccidere il marito. Si ritiene che la miscela letale, usata per eliminare Claudio, fosse a base di belladonna.

Il primo imperatore avvelenato da Lucusta

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Locusta of Gaul, famosa avvelenatrice romana- Nerone Claudius Caesar Augustus Germanicus isolated on white background.

Il primo imperatore a cadere sotto i colpi di Lucusta fu Claudio. L’avvelenamento fu orchestrato da Agrippina Minore, sua moglie, che mirava a spianare la strada al figlio Nerone per il trono.

Agrippina e Lucusta dovettero superare non pochi ostacoli per avvelenare Claudio, che aveva un assaggiatore di fiducia a corte, ma Agrippina riuscì a convincere l’assaggiatore, Halotus, a tradire l’imperatore. Il veleno fu cosparso sui funghi, e Halotus servì il pasto a Claudio.

Molti sospettarono l’accaduto, ma Nerone intervenne per salvare Lucusta dalla condanna a morte. Aveva tutto l’interesse a proteggere colei che aveva eliminato suo padre, facilitando la sua ascesa al potere.

Purtroppo per Agrippina, due fattori ritardarono la morte del marito. Primo, la miscela di Lucusta non era abbastanza potente per una morte rapida. Secondo, Claudio aveva l’abitudine di autoindursi il vomito dopo i pasti, limitando il tempo di azione del veleno.

Il medico di Claudio, Gaio Stertinio Senofonte, gli infilò una piuma in gola per indurre il vomito. Ma anche questa piuma era intrisa di veleno, e fu proprio quella a porre fine alla vita di Claudio. Agrippina e Lucusta avevano avuto successo.

Lucusta al servizio di Nerone

Lucusta of Gaul, famosa avvelenatrice romana
Locusta of Gaul, famosa avvelenatrice romana – Nerone

Il racconto successivo della vita di Lucusta risale all’anno seguente, il 55 d.C. Nerone, divenuto imperatore dopo la morte di Claudio, temeva che Britannico, figlio di Claudio, potesse usurpare il trono. Chiese l’aiuto di Lucusta, che era in prigione per l’avvelenamento di Claudio.

Nerone perdonò Lucusta affinché creasse un’altra miscela velenosa per uccidere Britannico, ancora adolescente. Una volta libera, Lucusta preparò un’altra pozione fatale a base di belladonna, arsenico e mandragola.

Il veleno si rivelò però troppo debole e non uccise Britannico subito. Lucusta fu punita per il suo fallimento, fustigata dallo stesso Nerone, che la minacciò di esecuzione se non avesse avuto successo al prossimo tentativo.

L’erede al trono di Roma avvelenato

Lucusta preparò quindi un secondo veleno, molto più potente, per il giovane Britannico. Nell’antica Roma, era comune diluire il vino con acqua calda prima di servirlo. A Britannico fu offerta una bevanda simile, che il suo assaggiatore confermò essere innocua. Ma Britannico, trovandola troppo calda, chiese che fosse diluita con acqua fredda. Fu proprio quest’acqua ad essere avvelenata, e Britannico la bevve senza sospetti.

Britannico soffriva di convulsioni, e Nerone usò la sua epilessia come copertura per i sintomi dell’avvelenamento. Lo storico Tacito scrisse che il ragazzo “perse immediatamente sia la voce che il respiro”. Nerone ordinò che nessuno lo toccasse durante l’attacco, e alla fine Britannico soccombette al veleno.

Nerone ricompensa Lucusta

Nerone, soddisfatto del successo del suo piano, ricompensò Lucusta della Gallia con proprietà, servi e doni sontuosi. Le inviò persino studenti per imparare il suo mestiere. Per garantire una formazione completa e permetterle di perfezionare le sue abilità, Nerone le diede il permesso di usare soggetti di prova vivi per i suoi veleni.

Si ritiene che Lucusta abbia testato le sue miscele letali su schiavi, criminali condannati e animali. Se ciò è vero, è responsabile della morte di innumerevoli esseri umani, assassinati a sangue freddo. Potrebbe essere stata davvero la prima serial killer del mondo.

Altri omicidi attribuiti a Locusta

Gli omicidi attribuiti a Locusta variano tra cinque e sette, ma il numero reale potrebbe essere ben più alto.

Oltre all’imperatore Claudio, avvelenato con un piatto di funghi su ordine di Agrippina Minore, Lucusta fu coinvolta nella morte di Britannico, figlio di Claudio e legittimo erede al trono, per volere di Nerone. Nerone salvò Lucusta dalla condanna a morte per l’omicidio di Claudio in cambio dei suoi servigi per eliminare Britannico.

Si narra anche che Lucusta fornì veleno a Nerone stesso, probabilmente per il suo suicidio. Anche altri personaggi importanti, come Messalina, avrebbero fatto ricorso ai suoi servigi per eliminare persone scomode, come amanti.

Secondo la tradizione, Nerone ordinò la sua esecuzione con l’accusa di centinaia di omicidi, ma questa cifra è più leggendaria che storica. La sua attività si concentrava principalmente su omicidi su commissione tra l’alta società romana, rendendola una delle prime avvelenatrici seriali riconosciute nella storia.

La morte di Lucusta

Purtroppo per Lucusta, la sua libertà non durò a lungo. Il regno tirannico di Nerone terminò nel 68 d.C. con il suo suicidio, piuttosto che affrontare la punizione dopo essere stato dichiarato nemico pubblico. Nerone si trafisse con un pugnale, ma sembra che avesse in precedenza considerato di usare uno dei veleni di Lucusta, tenendone una fiala in una scatola d’oro per ogni evenienza.

Senza la protezione di Nerone, Lucusta fu catturata. Il nuovo imperatore Galba, un imperatore romano di origine latina, ordinò la sua esecuzione per le sue azioni e la sua fedeltà a Nerone. Lo storico Cassio Dione descrisse come, incatenata, fu condotta per la città insieme ad “altri della feccia che erano venuti in superficie ai tempi di Nerone”.

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Gli omicidi tramite veleno non cessarono a Roma dopo la morte di Lucusta. Molti credono però che nessun altro assassino abbia mai eguagliato la sua maestria in quest’arte oscura.

Chi era Lucusta di Gallia e quale ruolo ebbe nella storia romana?

Famosa avvelenatrice di corte del I secolo d.C., coinvolta in cospirazioni di alto profilo, tra cui l’avvelenamento dell’imperatore Claudio, presumibilmente su ordine di Agrippina Minore per favorire l’ascesa al trono di Nerone.

Quali tecniche e veleni usava?

Combinava sostanze vegetali (cicuta, aconito, belladonna), animali e minerali in miscele letali difficili da rilevare, sfruttando dosaggio e combinazioni sofisticate, abilità che la rese temuta e ricercata negli ambienti di corte.

Come finì la sua storia e quali fonti la documentano?

Dopo la morte di Nerone perse la protezione imperiale e fu giustiziata durante il regno di Galba. Le principali fonti storiche sono Tacito, Svetonio e Cassio Dione, anche se le loro descrizioni potrebbero riflettere la propaganda politica dell’epoca.

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