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Ecco perché papa Leone XIV canonizza 7 santi da 4 continenti.
Domenica 19 ottobre 2025, in una splendida giornata autunnale romana, 7 nuovi santi Papa Leone XIV ha presieduto una solenne celebrazione eucaristica in Piazza San Pietro.

La cerimonia, che si è svolta durante la XXIX domenica del Tempo Ordinario e in coincidenza con la Giornata Mondiale delle Missioni, ha rappresentato uno dei momenti più significativi del Giubileo 2025, richiamando decine di migliaia di fedeli, delegazioni ufficiali dall’Italia, dal Libano, dall’Armenia e dal Venezuela, oltre al Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, canonizzando sette nuovi santi provenienti da quattro continenti diversi.
Papa Leone XIV canonizza 7 santi: una pagina di storia
Alle ore 10:59, con voce solenne, il Santo Padre ha pronunciato la formula canonica in latino: «A onore della Santissima Trinità per l’esaltazione della fede cattolica e l’incremento della vita cristiana, con l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei Santi apostoli Pietro e Paolo e nostra […] li iscriviamo nell’albo dei santi, stabilendo che in tutta la Chiesa essi siano devotamente onorati». Un lungo applauso ha accompagnato le parole del Pontefice, mentre le reliquie dei nuovi santi venivano incensate e poste accanto all’altare.
I due Laici canonizzati senza il secondo Miracolo

Tra i sette nuovi santi, due figure spiccano in modo particolare per la straordinaria decisione di Papa Francesco, confermata poi da Leone XIV: la canonizzazione senza il secondo miracolo richiesto normalmente dall’iter canonico. Si tratta di san José Gregorio Hernández Cisneros, il primo santo venezuelano soprannominato “il medico dei poveri”, e di san Bartolo Longo, fondatore del celebre Santuario mariano di Pompei.
Papa Francesco aveva preso questa decisione storica mentre era ricoverato al Policlinico Gemelli per una polmonite bilaterale multimicrobica, poco prima della sua morte avvenuta il 25 febbraio 2025. Come spiegò all’epoca un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede, Bergoglio aveva approvato i voti favorevoli dei cardinali e vescovi membri del Dicastero delle Cause dei Santi per la canonizzazione di questi due fedeli laici, riconoscendo la loro straordinaria testimonianza di santità e la profonda venerazione popolare che li circonda.
Leone XIV, eletto proprio l’8 maggio 2025, il giorno della supplica alla Madonna di Pompei, ha confermato questa decisione nel suo primo concistoro del 13 giugno 2025.
San José Gregorio Hernández Cisneros: il medico dei poveri
José Gregorio Hernández Cisneros nasce il 26 ottobre 1864 a Isnotú, un piccolo villaggio dello stato venezuelano di Trujillo. Dopo aver completato gli studi di medicina all’Università di Caracas, dove si distinse per intelligenza, impegno e condotta virtuosa nonostante il forte clima materialista dell’epoca, si laureò il 29 giugno 1888. Perfezionò poi i suoi studi a Parigi e Berlino, diventando il primo a ricoprire nell’Università del Venezuela le cattedre di istologia normale e patologica, di fisiologia sperimentale e batteriologia.
Medico, scienziato e accademico di straordinaria preparazione, José Gregorio seppe coniugare la sua alta competenza medica con una dedizione totale ai più bisognosi, guadagnandosi il titolo di “medico dei poveri”. Ogni giorno si alzava molto presto per pregare, partecipare alla Messa e ricevere la Comunione; all’inizio di ogni lezione, si faceva il segno della Croce.
Aiutava i poveri non solo visitandoli gratuitamente, ma pagando di tasca propria le medicine che non potevano permettersi.
La sua vita fu segnata anche da un profondo desiderio di vocazione religiosa: per ben due volte tentò di entrare in monastero e diventare sacerdote, ma avverse condizioni di salute glielo impedirono ripetutamente, facendolo tornare ogni volta in Venezuela. Comprese così che la sua missione era servire Dio attraverso la cura dei malati. Amava la cultura, la musica e la pittura, incarnando un umanesimo cristiano completo.
Il 29 giugno 1919, mentre si recava a comprare medicine per un’anziana paziente povera, fu investito da un’automobile e morì all’età di 54 anni. Il giorno prima aveva confidato a un amico: «Offro la mia vita per la pace nel mondo».
In quelle stesse ore veniva resa pubblica la firma del Trattato di Versailles che pose fine alla prima guerra mondiale, mentre la notizia della sua morte sortì un duraturo effetto di distensione nel Venezuela di Juan Vicente Gómez. Ai suoi funerali, il 30 giugno, si fermò tutto: una folla immensa partecipò, scendendo nelle strade per rendergli omaggio.
Il miracolo riconosciuto per la sua beatificazione riguarda la straordinaria guarigione della piccola Yaxury Solórzano, avvenuta nel 2017. La bambina di dieci anni fu raggiunta da un colpo di fucile dietro l’orecchio destro durante una rapina: il proiettile le fratturò l’osso parietale destro, provocando un edema cerebrale e la perdita di materia cerebrale.
Trasportata prima a un ospedale dove non c’erano neurochirurghi, poi in un’altra struttura, la prognosi era disperata. Fu durante l’operazione che la madre chiese l’intercessione di José Gregorio Hernández, sentendosi rispondere: «Non preoccuparti, tua figlia starà bene». Già una settimana dopo l’operazione, Yaxury camminava sorridente, senza complicazioni, in modo scientificamente inspiegabile.(fonte: tempi.it)
San Bartolo Longo: Dalla Tenebra alla Luce

La storia di Bartolo Longo è tra le più sorprendenti e potenti storie di redenzione nella Chiesa cattolica. Nato a Latiano, in Puglia, il 10 febbraio 1841, da una famiglia benestante, intraprese gli studi giuridici a Napoli e si laureò in avvocatura. Durante gli anni universitari, però, si immerse gradualmente in ambienti anticlericali, razionalisti, spiritisti e massonici che, nell’Italia unita post-risorgimentale, rifiutavano violentemente l’autorità del Papa.
In questo periodo buio della sua vita, Bartolo partecipò attivamente a rituali satanici in cui veniva schernita la Messa e, secondo alcune testimonianze e fonti agiografiche, si fece addirittura “ordinare” sacerdote in un rito blasfemo. La sua vita precipitò presto nella depressione e nell’angoscia spirituale, probabilmente indotta anche dai riti del satanismo che comportavano lunghi periodi di digiuno e che gli danneggiarono l’apparato digerente.
Questa grave depressione non lo portò al suicidio, come invece accadde a un suo amico, ma a cercare aiuto.
La svolta totale avvenne nel 1871, quando Bartolo incontrò padre Alberto Radente, sacerdote domenicano che lo invitò a pregare il Rosario mentre lottava contro ansia, depressione e visioni spaventose. Dopo una notte di incubi, si rivolse al professor Vincenzo Pepe, suo compaesano e uomo molto religioso, che lo indirizzò proprio a padre Radente.
Il domenicano riuscì in breve tempo a farlo aggregare al Terzo Ordine di San Domenico, dove Bartolo assunse il nome di “Fra Rosario”. Da quel momento, la sua vita prese una nuova direzione: divenne apostolo del Rosario e si dedicò totalmente alle opere caritative.
Il primo vero contatto con Pompei avvenne nel 1872, quando si recò nella Valle di Pompei per sistemare questioni economiche per conto della contessa De Fusco. Notò lo stato di abbandono in cui vivevano i circa 1.000 abitanti della zona e la rovina della Parrocchia del Santissimo Salvatore.
Un giorno, vagando per quei campi in contrada Arpaia, Bartolo sentì una voce misteriosa che gli diceva: «Se propaghi il Rosario, sarai salvo!». Subito dopo udì l’eco di una campana lontana che suonava l’Angelus di mezzogiorno; si inginocchiò sulla nuda terra a pregare fino al raggiungimento di una grande pace interiore mai provata prima.
Da quel momento iniziò la sua straordinaria opera: fondò il Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei, che è diventato una delle più celebri mete mariane di pellegrinaggio al mondo. Si dedicò anche all’assistenza degli orfani e alla promozione della giustizia sociale, fondando le Suore Domenicane del Rosario. Compose la celebre Novena di Pompei, una preghiera potente di 54 giorni per casi considerati umanamente disperati. Morì a Pompei il 5 ottobre 1926, lasciando un’eredità spirituale immensa.
Gli Altri 5 Nuovi Santi: Testimoni da 4 Continenti
San Ignazio Choukrallah Maloyan: il vescovo martire
Ignazio Choukrallah Maloyan nasce a Mardin, nell’attuale Turchia, nel 1869. Arcivescovo armeno cattolico di Mardin, fu ordinato sacerdote nel 1896 e si distinse per zelo pastorale, cura dei sacerdoti, riattivazione delle scuole e ristrutturazione delle chiese. Il suo ministero si svolse durante gli anni tragici del genocidio armeno perpetrato dall’Impero ottomano.
Nel giugno 1915, nel pieno delle deportazioni armene, venne arrestato e torturato con l’accusa di nascondere armi. Gli fu offerta la libertà in cambio della conversione all’islam: egli rifiutò con fermezza, affermando di considerare «il sangue versato per la fede il desiderio più dolce del mio cuore». In prigione, poco prima di morire, consacrò un pezzo di pane distribuendolo ai suoi fedeli come viatico. Il suo martirio avvenne l’11 giugno 1915, nella festa del Sacro Cuore: il cuore trafitto di Cristo divenne così il sigillo della sua testimonianza.
San Peter To Rot: il primo santo della Papua Nuova Guinea
Peter To Rot rappresenta una pietra miliare per la Chiesa dell’Oceania: è il primo santo originario della Papua Nuova Guinea. Nato nel 1912 nel villaggio di Rakunai, sull’isola di New Britain, era figlio di Angelo To Puia, capo tribù, e Maria Ia Tumul, entrambi battezzati da adulti e appartenenti alla prima generazione di cristiani del paese.
All’inizio degli anni Trenta, appena diciottenne, entrò nella scuola per catechisti e nel 1933 iniziò il suo ministero come catechista. Nel 1936 sposò Paula Ia Varpit, con cui ebbe tre figli. Durante l’occupazione giapponese della Seconda Guerra Mondiale, quando i missionari furono espulsi e la comunità cristiana rimase senza guida spirituale, Peter diventò un punto di riferimento saldo e coraggioso.
Nonostante i rischi, continuò a esercitare il suo ministero, celebrando sacramenti e offrendo conforto spirituale ai suoi concittadini. Prese nettamente posizione contro il reinserimento della poligamia, favorita dai giapponesi per ingraziarsi le tribù locali. Per questo fu arrestato nel 1944 e condannato a due mesi di prigionia: a chi andava a visitarlo, compresa la moglie e i figli, appariva sereno. Nel luglio 1945, all’età simbolica di 33 anni, venne ucciso con un’iniezione di veleno letale. Fu beatificato da san Giovanni Paolo II il 17 gennaio 1995.
Santa Vincenza Maria Poloni: l’angelo di Verona
Vincenza Maria Poloni, al secolo Luigia, nasce a Verona il 26 gennaio 1802, ultima di dodici figli di Gaetano Poloni, farmacista e droghiere, e Margherita Biadego. Cresciuta in un ambiente profondamente cristiano, sviluppò fin da giovane un’attenzione particolare verso i poveri e i bisognosi. Dopo la morte del padre nel 1822, assunse gran parte delle responsabilità familiari, dimostrando doti eccezionali di gestione e una fede incrollabile.
Durante l’epidemia di colera del 1836, Luigia si distinse per l’eroica dedizione nell’assistere i malati, confermando la sua chiamata a una vita di servizio. Nel 1840, insieme a tre compagne, si trasferì presso il Pio Ricovero di Verona, iniziando la comunità che sarebbe diventata l’Istituto delle Sorelle della Misericordia. Nel 1848, con l’approvazione del Vescovo di Verona, emise i voti religiosi assumendo il nome di Vincenza Maria.
La guida spirituale del Beato Carlo Steeb fu determinante nella sua vita: egli le rivelò che il Signore la voleva «fondatrice di un Istituto di Sorelle della Misericordia». Luigia accolse con timore la proposta ma rispose con umiltà: «Io sono la più inetta delle creature, ma il Signore si serve, alle volte, di strumenti debolissimi per le opere sue: sia fatta dunque la sua volontà». La sua spiritualità si fondava su una profonda unione con Dio, alimentata dalla preghiera e dalla devozione all’Eucaristia; il suo motto era «Servire Cristo nei poveri». Morì l’11 novembre 1855 in fama di santità.
Il miracolo approvato per la canonizzazione riguarda la guarigione inspiegabile di una donna cilena, Audelia Parra, che si riprese da una grave emorragia durante un intervento chirurgico, dopo oltre due mesi di ricovero.(fonte: chiesadiverona.it)
Santa Maria del Monte Carmelo Rendiles Martínez: la prima santa venezuelana

Maria del Monte Carmelo Rendiles Martínez, conosciuta come Madre Carmen Rendiles, nasce a Caracas nel 1903 e fondò la Congregazione delle Serve di Gesù, approvata dalla Santa Sede nel 1965. Confidando in Dio, apriva il suo cuore a tutti, anzitutto ai poveri; anche i sacerdoti erano oggetto della sua devozione e delle sue cure, diventando per molti saggia e materna consigliera. Insieme alle consorelle servì con amore nelle parrocchie, nelle scuole e accanto ai più bisognosi. Morì nel 1977.
Il miracolo della beatificazione fu la guarigione istantanea di un medico venezuelano nel 2003; il secondo miracolo, riconosciuto nel marzo 2025, riguarda la guarigione di una giovane con idrocefalia triventricolare idiopatica nel 2018. È la prima santa venezuelana della storia.>
Santa Maria Troncatti: L’Infermiera Missionaria dell’Amazzonia
Maria Troncatti nasce a Brescia nel 1883 e diventa religiosa salesiana. Durante la Prima Guerra Mondiale prestò servizio come infermiera della Croce Rossa, dimostrando coraggio e dedizione. Nel 1922 partì per l’Ecuador come missionaria, dove si dedicò per quasi cinquant’anni alla riconciliazione tra coloni e indigeni del popolo Shuar.(fonte: donboscoitalia.it)
Suor Maria era una donna eccezionale, come testimoniato da chi la conobbe: «Se tutte le religiose praticavano la virtù, suor María, però, aveva qualcosa più di loro». La sua vita spirituale aveva una struttura ordinaria che si rivelava grande nelle piccole cose, sublime nella semplicità, profonda nelle convinzioni, eroica nell’offerta.
Soleva dire: «Sto offrendo la mia vita a Nostro Signore per il bene di bianchi e shuar».
Domande Frequenti
Quando ha avuto luogo la canonizzazione dei 7 nuovi santi di Papa Leone XIV?
Domenica 19 ottobre 2025, in Piazza San Pietro, durante la XXIX domenica del Tempo Ordinario, in coincidenza con la Giornata Mondiale delle Missioni e nell’ambito del Giubileo 2025.
Chi era José Gregorio Hernández Cisneros?
Il primo santo venezuelano, soprannominato “il medico dei poveri”, canonizzato senza il secondo miracolo normalmente richiesto dall’iter, per decisione di Papa Francesco confermata poi da Leone XIV.
Chi era San Bartolo Longo?
Il fondatore del celebre Santuario mariano di Pompei, anch’egli canonizzato senza il secondo miracolo richiesto dalla normale procedura.
Perché la canonizzazione senza secondo miracolo è un fatto straordinario?
Deroga alla procedura canonica standard: la decisione fu presa da Papa Francesco poco prima della sua morte, avvenuta il 25 febbraio 2025 mentre era ricoverato al Policlinico Gemelli, e successivamente confermata da Leone XIV nel suo primo concistoro del 13 giugno 2025.
Da quali continenti provenivano i 7 nuovi santi?
Da quattro continenti diversi, con figure come il vescovo martire Ignazio Choukrallah Maloyan, il primo santo della Papua Nuova Guinea Peter To Rot e la missionaria Maria Troncatti, attiva in Amazzonia.


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