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Maggio è il mese in cui la natura si risveglia davvero, e con lei, un tesoro verde di piante officinali che aspettano solo di essere scoperte. Dalla fragola selvatica a tante altre meraviglie, i prati si vestono di erbe e fiori, un invito irresistibile a fare scorta per il nostro “kit di pronto soccorso” naturale.
Ma quali sono le piante che vale la pena cercare questo mese? E come riconoscerle, soprattutto se alcune fioriscono proprio nel nostro giardino? Ecco una carrellata di 18 specie da tenere d’occhio.
18 piante officinali da raccogliere a Maggio
Nel mondo dell’erboristeria e della fitoterapia, il tempismo è tutto: le piante medicinali vanno raccolte nel momento giusto, quando la loro concentrazione di principi attivi è al massimo.
Aghi di abete
I giovani aghi di abete sono da sempre usati per preparazioni aromatiche. A primavera, via libera alla raccolta dei germogli più teneri, ma attenzione: scegliete piante sane e lontane da qualsiasi fonte di inquinamento. Una volta raccolti, vanno asciugati e conservati con cura.
Betulla cadente o verrucosa
Qui andiamo sul sicuro: l’EMA ha una monografia specifica sulle foglie di Betula pendula e Betula pubescens. La tradizione le vuole perfette per aumentare la diuresi e “lavare” le vie urinarie. Lasciamo perdere altre attribuzioni come “antinfiammatorio, antisettico, antimicotico, espettorante”, che non trovano riscontro scientifico.
Biancospino

Fiori e foglie di biancospino sono la base per diversi preparati. L’Agenzia europea per i medicinali ha valutato specifici prodotti fitoterapici a base di biancospino, ma questo non significa che la pianta raccolta spontaneamente abbia le stesse proprietà.
Raccogliete i fiori in una giornata asciutta, durante la piena fioritura. Poi, essiccateli e conservateli con cura.
Castagna
A maggio, il castagno (Castanea sativa) è in fiore, con le sue infiorescenze ben visibili. Se volete raccogliere parti per preparazioni erboristiche, siate sicuri al 100% di aver identificato la specie giusta e seguite le indicazioni precise per la parte che vi interessa.
Dopo la raccolta, l’essiccazione e la conservazione sono passaggi cruciali per evitare che la materia prima si alteri o si contamini.
Celidonia

La celidonia (Chelidonium majus) è una pianta della tradizione erboristica, ma attenzione: non è affatto innocua. Un tempo usata per problemi della pelle, le preparazioni casalinghe a base di celidonia sono sconsigliate.
Questa pianta contiene sostanze attive e l’Istituto Superiore di Sanità ha registrato casi di reazioni avverse. Per questo, meglio non raccoglierla né usarla come rimedio fai-da-te.
Con i suoi piccoli fiori gialli, la celidonia è facile da avvistare in primavera. Riconoscerla è un conto, usarla a scopo terapeutico è un altro.
Corteccia di viburno
Il viburno è tra le piante primaverili, ma le sue bacche arriveranno più avanti. A maggio, invece, ci godiamo la sua fioritura.
La corteccia, nella tradizione erboristica, è stata usata per preparazioni specifiche. Ma anche qui, sconsigliamo il fai-da-te: identificare la specie e preparare correttamente la materia prima sono passaggi delicati.
Verso fine maggio, le infiorescenze del viburno sono uno spettacolo.
Ciliegio a grappoli
Il profumo del ciliegio a grappoli (Prunus padus) è il profumo della primavera. Lo riconosciamo dalle sue infiorescenze bianche, riunite in grappoli penduli.

Quando si raccolgono piante spontanee, la regola d’oro è una: essere certi dell’identificazione prima di toccare qualsiasi parte.
Dente di leone
Il dente di leone, o tarassaco (Taraxacum officinale), è un simbolo della primavera. A maggio, i suoi capolini gialli sono ovunque.
Conosciuto e usato da sempre in erboristeria, il tarassaco ha diverse parti impiegate in preparazioni. Raccoglietelo solo in luoghi incontaminati e solo se siete sicuri della sua identità.
I suoi fiori sono ottimi anche in cucina, per conserve o ricette tradizionali.
Fragola selvatica

Fragola selvatica
Quando la fragola selvatica (Fragaria vesca) fiorisce, è il momento di raccogliere le sue foglie. La trovate spontaneamente in molti ambienti, riconoscibile dai fiori bianchi e, più tardi, dai piccoli frutti rossi.
Le foglie di fragola selvatica sono state usate in erboristeria per infusi e preparazioni. Essiccate, sono perfette per una bevanda calda.
Scegliete piante sane e lontane da strade, terreni trattati o altre fonti di contaminazione.
Lillà comune
Il lillà comune (Syringa vulgaris) è un’esplosione di profumo e colore in primavera. Fiori e foglie sono stati usati nella tradizione erboristica.

Raccogliete con attenzione, solo se sicuri della specie. I fiori, una volta colti, vanno trattati e conservati a dovere.
Il lillà è anche usato in alcune preparazioni alimentari, ma non per questo gli si possono attribuire proprietà terapeutiche basandosi solo sulla tradizione.
Mirtillo rosso comune
Il mirtillo rosso comune (Vaccinium vitis-idaea) è un arbusto sempreverde tipico di boschi e montagne. In primavera si vedono le sue foglie, poi i piccoli fiori.
Non confondetelo con il mirtillo nero (Vaccinium myrtillus), della stessa famiglia ma specie diversa.
Il Ministero della Salute include il Vaccinium vitis-idaea tra le piante con usi tradizionali riconosciuti. Questo non autorizza però a usare la pianta raccolta spontaneamente come rimedio senza conoscere a fondo specie, parte da usare e modalità d’impiego.
Ortica
L’ortica (Urtica dioica) è una delle piante spontanee più diffuse, presente anche in primavera. La riconoscete subito dai peli urticanti su foglie e fusto, che al contatto provocano un bruciore inconfondibile.
Foglie e parti aeree dell’ortica sono usate in erboristeria e anche in cucina. Raccoglietela con guanti e le dovute precauzioni.
Scegliete piante sane, lontane da strade trafficate, zone industriali o terreni trattati.
Mughetto
Il mughetto (Convallaria majalis) è un classico della primavera, con i suoi piccoli fiori bianchi a campanella e il profumo inebriante. Cresce nei boschi e nelle zone d’ombra.
Nonostante il suo impiego nella tradizione erboristica, il mughetto non va assolutamente usato come rimedio casalingo. Il Ministero della Salute avverte: contiene glicosidi cardioattivi ed è pericoloso in caso di contatto o ingestione.
Meglio ammirarlo e riconoscerlo, senza raccogliere foglie, fiori o altre parti per preparazioni fai-da-te.
Pervinca
La pervinca (Vinca minor) è una sempreverde che in primavera regala fiori azzurro-violacei. La trovate spontaneamente in luoghi ombrosi, dove forma tappeti verdi.
Anche se nota nella tradizione erboristica, le sue preparazioni non sono adatte all’uso domestico. Raccogliere e usare la pervinca a scopo terapeutico richiede identificazione certa e conoscenze specifiche.
Per noi, è una pianta da osservare e riconoscere durante la fioritura, senza avventurarsi in preparazioni casalinghe.
Ribes nero
Il ribes nero (Ribes nigrum) è un arbusto che in primavera produce piccoli fiori in infiorescenze pendule. Dopo, arriveranno i frutti scuri, ricchi di succo e sapore.
Molte parti di questa pianta sono usate in erboristeria. Il Ministero della Salute distingue chiaramente gli impieghi di foglie, frutti, gemme e olio, proprio perché non sono intercambiabili.
Raccogliete solo se siete certi della specie e scegliete piante sane, lontane da contaminazioni.
Sambuco
Il sambuco (Sambucus nigra) è un arbusto diffusissimo, facile da riconoscere in primavera per le sue grandi infiorescenze di piccoli fiori bianchi o bianco-crema.
I fiori di sambuco sono un classico dell’erboristeria e anche della cucina. Il Ministero della Salute ne indica diverse parti (fiori, foglie, frutti) con impieghi distinti.
Per la raccolta, identificate bene la specie e scegliete infiorescenze sane, lontane da strade e altre fonti di inquinamento.
Viburno ordinario
Il viburno ordinario (Viburnum opulus) è un arbusto che in primavera sfoggia infiorescenze bianche molto particolari. In estate e autunno, i frutti ne cambiano l’aspetto, mostrando l’evoluzione della pianta durante le stagioni.
Il genere Viburnum include diverse specie, e non vanno confuse. Prima di raccogliere una pianta spontanea, l’identificazione certa è fondamentale.
Anche il viburno è noto in erboristeria, ma le sue parti non sono intercambiabili e non è consigliabile preparare rimedi casalinghi con corteccia, foglie o altro.
Malva
La malva è una pianta erbacea molto conosciuta e apprezzata in erboristeria. In primavera, i suoi fiori violacei e le foglie arrotondate sono inconfondibili.
Le parti fiorite della malva sono tradizionalmente usate per tisane e preparazioni. Il CREA la include tra le specie i cui fiori sono adatti a preparazioni erboristiche.
Quando la raccogliete, scegliete piante sane e cresciute in luoghi puliti, evitando bordi stradali o aree trattate.
E non finisce qui: a maggio, la natura è generosa
Oltre alle 18 piante che abbiamo visto, maggio offre un’infinità di altre specie, sia spontanee che coltivate. Pensiamo alla verbena officinale, al noce, al mirtillo, all’acetosa, al nocciolo, al ranuncolo strisciante, alla magnolia, al pioppo tremulo, alla borsa del pastore, alla primula primaverile, alla peonia, alla ginestra, al rosmarino, all’uva ursina, alla viola tricolore, al trifoglio bianco e a diverse orchidee.
La loro presenza e il periodo di fioritura o raccolta possono variare molto, a seconda della specie, dell’ambiente e del clima. Quindi, questo elenco è un punto di partenza, non una guida rigida per ogni singola pianta.
Ricordate sempre: prima di raccogliere una pianta spontanea, dovete identificarla con certezza e sapere quale parte usare. Il Ministero della Salute è chiaro: il riconoscimento botanico è fondamentale e sconsiglia la raccolta di piante medicinali spontanee per uso salutistico o di automedicazione se non si hanno le competenze necessarie.
- verbena officinalis (erba con fiori),
- noce (foglie)
- mirtillo mora (foglia),
- acetosa comune (erba),
- nocciolo comune (foglie),
- ranuncolo strisciante (erba),
- magnolia grandiflora (foglie),
- pioppo tremulo (gemme),
- borsa del pastore (erba),
- primula primaverile (foglie, fiori),
- peonia evasiva (erba),
- ginestra (cime con fiori),
- rosmarino officinalis (parte aerea),
- uva ursina (foglie),
- viola tricolore (erba),
- trifoglio bianco (fiori),
- orchidea maculata (tuberi).
Importante!
Raccogliere piante spontanee richiede occhio e conoscenza. Non avventuratevi se non siete sicuri dell’identificazione: alcune specie si somigliano, ma possono avere effetti completamente diversi.
Evitate sempre le piante cresciute lungo strade trafficate, vicino a zone industriali, discariche o terreni trattati. L’ambiente influisce sulla presenza di contaminanti.
Non esagerate con la quantità e rispettate l’ambiente. Per le specie protette o con norme specifiche, informatevi prima di raccogliere.
Infine, una pianta “tradizionale” non è automaticamente sicura per un rimedio casalingo. Il Ministero della Salute lo ribadisce: le piante contengono sostanze attive e possono causare effetti indesiderati o reazioni avverse. La prudenza non è mai troppa.

Ciao le mie fragoline di bosco hanno fiori e frutti, mentre il mio viburno non ne vuole sapere di fare bacche…Vorrei un bel biancospino ma so che in alcune regioni è vietata la coltivazioni…devo informarmi se vi rientro…
Grazie mille per le info utilissime , ho letto tutto di un fiato
quante cose nuove ho imparato, un argomento che suscita tutto il mio interesse, l\’ho letto con piacere
Utilizzo spesso le piante officinali per tisane, decotti e rimedi \”della nonna\”, bene sapere quali sono quelle da ricercare in questo mese!
un articolo molto interessante grazie a te ho scoperto cose che non conoscevo grazie
Questo articolo è davvero utilissimo; alcune di queste piante le ho in giardino ma non ho mai pensato di raccoglierle per farne un uso fitoterapico.