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Tra il Settecento e l’Ottocento, l’Europa, e la Francia in particolare, fu colpita da un’epidemia silenziosa, battezzata la “malattia della mussola”. Non era un virus né un batterio, ma una moda letale: quella degli abiti bagnati.
Quella che all’epoca veniva genericamente chiamata polmonite, mieteva vittime in massa tra le donne, dalle giovanissime alle più mature. Il colpevole? Quei candidi vestiti di mussola.
I francesi, accecati dalla tendenza del tessuto morbido e leggero, ignorarono a lungo le conseguenze. Oggi, a distanza di due secoli e mezzo, sappiamo con certezza che furono proprio quegli abiti a uccidere le donne più attente alla moda.
Era forse un materiale velenoso, niente affatto. Il problema non era la mussola in sé, ma il modo in cui veniva usata. Vediamo perché l’epidemia di polmonite si legò indissolubilmente alla moda degli abiti di mussola, guadagnandosi il nome di “malattia della mussola”.
La mussola bagnata: una moda che uccideva
Quando pensiamo a Maria Antonietta, regina di Francia, l’immagine che ci viene in mente è quella di una donna sontuosamente vestita, con acconciature elaborate. Eppure, a palazzo, la regina amava uno stile più semplice.

Fu proprio nella tenuta di campagna reale che un’artista la ritrasse con un semplice e sottile abito di cotone bianco. Il dipinto di Louise Elisabeth Vigée Le Brun, intitolato “Maria Antonietta in abito di mussola“, fece scalpore e diede il via a una nuova tendenza.
L’abito era così essenziale che alcuni credettero la regina posasse in biancheria intima. In realtà, era un vestito di cotone finissimo. Ma il tessuto, proveniente dall’India (allora colonia britannica), rendeva l’indossarlo un atto quasi antipatriottico per una nobildonna francese.
L’effetto, però, fu l’opposto: lo scandalo e il proibito, si sa, accendono sempre un interesse speciale.

Invece di scandalizzarsi, molte donne seguirono l’esempio della regina, abbandonando sete preziose per leggeri abiti bianchi, che per importanza nella moda di quegli anni erano paragonabili al tubino nero di oggi. Anche dopo l’esecuzione di Antonietta, l’abito di mussola bianca rimase, ma nella Francia post-rivoluzionaria assunse un nuovo significato patriottico.

Nonostante fosse stata la Regina a lanciare la moda, il cotone era considerato il tessuto del popolo. Così, in quei tempi post-rivoluzionari, sempre più francesi, volendo marcare le distanze dalla vecchia nobiltà, abbandonarono seta e velluto per cotone e lana.
Donne in bianco, e bagnate
La mussola è un tessuto finissimo (spesso cotone, a volte seta), perfetto per il caldo. Traspirante e leggerissimo, quasi impalpabile. Arrivava in Europa soprattutto dalla città mediorientale di Mosul, antico centro tessile. Questo materiale, tra l’altro, non era usato solo per gli abiti, ma anche per vestaglie e tende.
La mussola è stata di moda per secoli, come testimoniano dipinti e fotografie. Le donne francesi la indossavano direttamente sul corpo nudo, per esaltarne le forme. Le più pratiche mettevano sotto una biancheria intima color carne, per dare l’illusione di un corpo nudo sotto il vestito.
Ma per enfatizzare ancora di più le curve, prima di uscire, inumidivano leggermente la mussola con acqua: così aderiva meglio alla figura. Il risultato fu disastroso. Con il passare degli anni, la nazione si trovò ad affrontare un’ondata di raffreddori e disturbi respiratori.
Nel 1803 Parigi fu colpita da un’epidemia di polmonite senza precedenti, una delle peggiori mai vissute.
I medici registravano decine di migliaia di nuovi casi ogni giorno, quasi tutti tra le donne. Solo pochi uomini si ammalavano. Ci volle più di un decennio perché le donne abbandonassero questa pericolosa dipendenza dall’abito sottile e bagnato.
Certo, gli abiti di mussola si indossano ancora oggi, ma nessuno si sognerebbe di bagnarli prima di uscire, né di portarli in pieno inverno, nemmeno sotto un cappotto caldo.
Breve storia della mussola
La mussola è un tessuto sottile e arioso, originario del Medio Oriente. Lì, gli indumenti di mussola aiutavano a sopportare il caldo, proteggendo dal sole cocente e impedendo al corpo di surriscaldarsi. Abiti simili venivano cuciti anche in India, da dove si ritiene il tessuto sia arrivato in Europa durante la colonizzazione britannica nel XVIII secolo.

Questo tessuto leggero ha però un lato oscuro. Secondo gli storici, la domanda di cotone durante il periodo della moda della mussola crebbe a tal punto che India e Medio Oriente non riuscirono a soddisfarla. I grossisti di tessuti si rivolsero così ai commercianti del Nord e del Sud America, dove la maggior parte del cotone era coltivata grazie al lavoro degli schiavi. Così, all’aumentare del bisogno di cotone in Europa, aumentò anche la tratta degli schiavi.
Tra moda, stile e rimedi d’altri tempi:
La ricerca dell’eleganza nel XIX secolo ha spesso sfidato il senso pratico, portando alla nascita di tendenze affascinanti ma bizzarre. Parallelamente alla moda dell’epoca, anche il settore del benessere naturale e della cura di sé offriva soluzioni curiose e affascinanti: scopri come venivano usati i vini medicati e gli aceti aromatici per il benessere della persona.
Che cos’è la “malattia della mussola”?
Termine storico per l’insieme di patologie respiratorie (raffreddori, bronchiti, polmoniti) causate dall’abitudine ottocentesca di indossare abiti di mussola bagnata. Il tessuto, leggero e trasparente, veniva inumidito deliberatamente per aderire al corpo e creare una silhouette eterea.
Perché le donne indossavano abiti bagnati?
Il tessuto bagnato aderiva al corpo esaltando la figura, un effetto considerato di gran moda nonostante i rischi noti. La pressione sociale a seguire la tendenza superava le preoccupazioni per la salute.
Quali rischi comportava e come si curava?
Rischi: ipotermia da abbassamento della temperatura corporea, infezioni respiratorie (raffreddori, bronchiti, polmoniti), aggravate da cure mediche limitate; Cure dell’epoca: tisane calde, riposo a letto, salasso: rimedi perlopiù inefficaci, poiché mancava la comprensione moderna delle infezioni; Prevenzione: evitare abiti bagnati, indumenti intimi di lana o cotone come strato protettivo, tessuti più pesanti per i mesi freddi.
Con cosa erano fatti gli abiti di mussola e quali alternative esistevano?
La mussola è un tessuto leggero in cotone, spesso decorato con ricami e pizzi, cucito a mano da sarte esperte. Chi voleva evitare i rischi poteva scegliere seta, lana o cotone pesante, materiali meno vulnerabili a freddo e umidità.
Quali conseguenze sociali comportava la malattia?
Le donne colpite rischiavano isolamento sociale per l’incapacità di partecipare alla vita mondana, con ricadute su vita familiare e opportunità personali. Il fenomeno mise in luce i rischi delle pressioni estetiche dell’epoca.
Come si è evoluta la moda femminile dopo il XIX secolo?
A inizio Novecento prevalsero praticità e comfort, con tessuti più pesanti e abiti meno restrittivi. La rivoluzione industriale rese i tessuti più accessibili, mentre il movimento per i diritti delle donne spinse verso capi che garantissero maggiore libertà di movimento.

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