Piazza Plebiscito, simbolo del “Rinascimento a Napoli”

Piazza Plebiscito, simbolo del “Rinascimento a Napoli”

Piazza Plebiscito, simbolo del nuovo “Rinascimento napoletano”

Da periferia a icona di una capitale,“Piazza Plebiscito”. Via Chiaia, via dello shopping e delle belle passeggiate, via Toledo e, in quello “slargo monastico”, si riversarono nobili e popolani alla ricerca dell’eleganza.

Piazza Plebiscito simbolo del “Rinascimento a Napoli”, è una ampia piazza nel centro storico della città, utilizzata per grandi festival, concerti, celebrazioni e altri eventi sociali. Situata nel centro storico della città, nella zona di San Ferdinando, a ridosso del lungomare è uno dei luoghi chiave per eventi pubblici in città con una superficie di circa 25.000 metri quadrati. L’area è decorata con un ampio portico di colonne semicircolari dove si concentrano edifici architettonici monumentali formando una spaziosa area pedonale.

Piazza Plebiscito a Napoli in stile neoclassico

Piazza Plebiscito, simbolo del “Rinascimento a Napoli”
Piazza Plebiscito, simbolo del “Rinascimento a Napoli”

L’enorme piazza sembra inaspettata nel contesto della città, nota per le sue strade piuttosto strette e gli edifici adiacenti. Piazza Plebiscito o chiamata del Plebiscito fu costruita alla fine del XVIII secolo in stile neoclassico come parte di un progetto di sviluppo urbano a Napoli. Per avere un’idea della sua grandezza, ti consiglio di posizionarti al centro tra i due palazzi gemelli: il Palazzo di Salerno, di fronte al mare, e il Palazzo della Prefettura, che domina la città.

Piazza Plebiscito, simbolo del “Rinascimento a Napoli”
Re Carlo III
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STATUE DEI LEONI ALLA FINE DEI PORTICATI

Voltando le spalle al Palazzo Reale trovi davanti a te la basilica di San Francesco di Paola in stile neoclassico. La facciata è decorata con otto colonne e una piccola cupola centrale, che confina con due cupole più piccole. La piazza con lunghi colonnati ospita al centro due grandi statue: la statua equestre di re Carlo III a destra e suo figlio Ferdinando I a sinistra. La prima statua appartiene al grande scultore Antonio Canova, e la seconda è stata progettata solo da Canova e completata da Antonio Calì, un suo studente.

Scherzo della Regina Margherita

C’è un gioco tra i napoletani e gli ospiti in Piazza del Plebiscito: attraversare la piazza con gli occhi bendati dalle porte del Palazzo Reale e camminare tra due cavalli. Fino a ora, nessuno è riuscito forse a causa della superficie sconnessa che fa perdere il senso dell’orientamento e la direzione.

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Origine del nome e storia: Piazza del Plebiscito

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Palazzo Reale a Napoli

Fu chiamata del plebiscito da una sorta di referendum che si tenne in piazza, a seguito del quale nel 1860 il regno delle Sicilie fu annesso al Regno di Sardegna, che in seguito divenne il Regno d’Italia. La forma della piazza a semicerchio, come appare oggi, si distingue per la sua spettacolarità. Dal diciassettesimo secolo, quest’area è stata più volte modificata e ricostruita. Fino alla fine del XVI secolo era un ampio appezzamento di terra in cui venivano organizzate le festività finché fu livellato per la costruzione del Palazzo Reale, trasformandosi nel luogo d’incontro dell’allora aristocrazia e un centro vitale della città.

Dal 1861, divenne “Piazza del Plebiscito”.

Su un lato della piazza si trova il Palazzo Reale di Napoli, la cui costruzione iniziò nel 1600 e durò più di 50 anni. Sul lato opposto della piazza dal Palazzo Reale si trova la Basilica neoclassica di San Francesco di Paola. La chiesa fu eretta tra il 1817-46 ed è decorata con colonnati semicircolari coperti su entrambi i lati. Il ricco interno della chiesa è caratterizzato da una volta rotonda e alte colonne mentre statue di leoni in bronzo decorano la scalinata della basilica.

Nei pressi della piazza si imboccano le strade che portano a Via Chiaia, via Toledo, Galleria Borbonica e a una delle entrati di Napoli Sotterranea. Su entrambi i lati della chiesa e del palazzo si trovano due edifici storici uno di fronte all’altro: Palazzo Salerno e il Palazzo della Prefettura.

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Ufficio Territoriale del Governo di Napoli
  • Palazzo Salerno, sito in vicinanza del mare, fu progettato da Francesco Sicuro alla fine del XVIII secolo, venne restaurato diverse. L’edificio è attualmente la sede del comando delle forze operative meridionali.
  • Il Palazzo della Prefettura costruito nel 1815 dall’architetto neoclassico Leopoldo Laperuta fu Palazzo dei Ministri di Stato e il Palazzo per il Ministero degli Esteri di allora. L’odierno Ufficio Territoriale del Governo di Napoli ospita al piano terra un bar molto famoso tra i napoletani e nel mondo: Bar Gambrinus che ha davanti a sé la Galleria Umberto I
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Bar Gambrinus
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Bar Gambrinus – Sala Totò

Piazza Plebiscito nel secondo millennio

Agli albori del secondo millennio non esisteva la piazza ma solo agglomerati sparsi di piccole casupole e monasteri. Lo sguardo spaziava da un lungo colle, da Pizzofalcone fino al Vomero, con distese verdi ricche di boschi, campi e orticelli oltre a vedere Castel dell’Ovo su Megaride e il borgo marinari. Dal lato del palazzo reale si vedeva Castelnuovo con il castello medievale in tutta la sua imponenza con lo sfondo dell’intero golfo di Napoli, e campanili sparsi per la città.

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Via Toledo e slargo monastico

In seguito complessi monastici sorsero ai piedi della collina di Pizzofalcone. Nel 1327 vennero costruiti da Roberto d’ Angiò ben due costruzioni religiose, un monastero dedicato alla “Santa Croce” e un convento per i francescani, la chiesa della Trinità, entrambi abbattuti nel 1775 per la costruzione del Palazzo “Salerno” ’, alloggio dei cadetti reali. Conventi e monasteri erano sparsi ovunque in città senza alcun criterio di urbanizzazione finché nel 1540 i viceré spagnoli decisero di costruire una reggia per il loro re espropriando molti terreni di proprietà dei monasteri. Nel frattempo prese vita la via dello shopping e delle belle passeggiate con via Chiaia, via Toledo e, in quello “slargo monastico”, si riversarono nobili e popolani alla ricerca dell’eleganza.

Largo di Palazzo in età borbonica

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Palazzo Salerno a Napoli

Grazie alla costruzione del Palazzo Reale e un ingresso rivolto verso la piazza, finalmente lo slargo cominciò a prendere una forma ben distinta diventando il centro vitale della città, trasformandosi da un anonimo spiazzo in “Largo di Palazzo”. Nel 1809 Murat, Re di Napoli, volle costruire il “foro Murat” e, per la sua realizzazione, fece demolire alcuni edifici religiosi. Progetto che consisteva nel creare un arco colonnato semicircolare rivolto verso la collina di Pizzofalcone, con ai lati il già esistente Palazzo Salerno, e dall’altro dalla creazione di un edificio simmetrico e identico al primo, l’attuale Prefettura.

Da foro Murat a foro Ferdinandeo

Finito dopo soli 10 anni il regno del re francese, si interruppe ogni tipo di costruzione e il foro da lui progettato divenne di proprietà di re Ferdinando, tornato al potere, trasformandolo in “foro Ferdinandeo”. Il colonnato dell’esedra diventò il porticato d’ingresso di una chiesa consacrata a san Francesco di Paola, fatta costruire da Ferdinando delle due Sicilie con una clausola, la cupola non doveva oltrepassare in altezza il Palazzo Reale posto di fronte; i due palazzi gemelli vennero conservati. Nel centro di Piazza Plebiscito, furono collocate due statue equestri entrambe con lo sguardo rivolto verso il Palazzo Reale. Dal 1861, divenne “Piazza del Plebiscito” o Piazza Plebiscito.

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