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Venezia, città di ponti e canali, nasconde tra le sue acque una tradizione antica e profondamente sentita: quella del ponte votivo. Non parliamo solo del celebre Redentore, ma di un legame effimero, eppure potentissimo, che unisce la città ai suoi defunti, in particolare con l’isola di San Michele. Fino al 9 novembre 2025, questo ponte speciale torna a vivere, unendo storia, fede e un senso di comunità che solo Venezia sa regalare.
Il ponte votivo del Redentore: una storia che parte dalla peste
La storia dei ponti votivi veneziani affonda le radici nel XVI secolo, un periodo buio per la Serenissima. Il primo, nel 1577, fu un atto di disperazione e speranza: collegava la riva delle Zattere all’isola della Giudecca. Era la Festa del Redentore, e quel ponte di barche serviva a portare i veneziani alla chiesa omonima, costruita come ringraziamento per la fine di un’epidemia di peste che aveva falcidiato la città tra il 1575 e il 1577.
Immaginate una successione di barche affiancate, passerelle di legno sopra. Un ponte temporaneo, fragile eppure solido nella sua funzione simbolica. Non era solo un passaggio fisico, ma un legame “galleggiante” tra due sponde, un tempo divise dal dolore e ora unite nella festa e nella speranza. Un simbolo potente di devozione e unità sociale.
Non solo Redentore: gli altri ponti votivi di Venezia
La stessa idea di ponte votivo si è replicata in altre occasioni importanti. Pensiamo alla Festa della Madonna della Salute, nata nel 1631 per ringraziare la Vergine dopo un’altra epidemia di peste. O, ed è il caso che ci interessa oggi, al ponte che collega Fondamente Nove al cimitero dell’isola di San Michele, per la commemorazione dei defunti.

Un tempo, questi ponti votivi erano strutture spartane, senza parapetti, fatte di barche e passerelle che potevano essere pericolose. Ci sono testimonianze di incidenti nell’Ottocento che spinsero a migliorare la sicurezza. Oggi, per fortuna, si usano moduli galleggianti moderni, stabili e sicuri.

La tradizione si era interrotta negli anni ’50, ma il Comune di Venezia, dal 2019, ha voluto ripristinare il ponte votivo per San Michele. Un modo per permettere ai cittadini di raggiungere a piedi il cimitero, specialmente per la commemorazione dei defunti. Un gesto che si lega al Giubileo della Speranza 2025, invitando pellegrini e visitatori a onorare i propri cari in un percorso di fede e raccoglimento. Un rito che unisce la comunità nel ricordo e nella speranza.
Com’è fatto il ponte votivo di San Michele
Il ponte è un’opera di ingegneria galleggiante: oltre 400 metri di lunghezza e 15 di larghezza, costruito con gli stessi moduli usati per il Redentore, la Festa della Salute o la Venice Marathon. Ha persino un varco navigabile, largo 10 metri e alto 3,5, per non bloccare il traffico lagunare. Una soluzione che sposa funzionalità e rispetto per l’ambiente, mantenendo viva la tradizione senza intralciare la navigazione. Il suo scopo principale è facilitare l’accesso pedonale al cimitero, offrendo un’alternativa suggestiva al vaporetto.
Orari e accesso: come visitarlo
Per garantire sicurezza e ordine, l’accesso al ponte votivo è regolamentato:
- Dal 30 ottobre al 2 novembre: riservato a residenti e possessori di Carta Venezia Unica.
- Dal 3 al 9 novembre: aperto a tutti.
Gli orari di apertura sono:
- 30 ottobre: dalle 11:00 alle 16:00.
- 31 ottobre – 2 novembre: dalle 8:00 alle 16:00.
- 3 – 9 novembre: dalle 8:00 alle 15:30.
Questi orari sono allineati con quelli del cimitero di San Michele, che chiude alle 17:00 fino al 2 novembre e alle 16:30 dal 3 novembre.

In caso di grande affluenza o maltempo (alta marea, vento forte), la Polizia Locale potrà gestire il flusso pedonale con sensi unici o limitazioni temporanee, sempre per la sicurezza di tutti.
Un ponte tra due mondi: il significato simbolico
Il ponte votivo di San Michele è un passaggio fisico e anche un ponte spirituale e culturale. Unisce la comunità veneziana ai suoi defunti. Un gesto fortemente voluto dal sindaco Luigi Brugnaro e dalle autorità cittadine, per creare un momento collettivo di rispetto e memoria.
Tornare a piedi al cimitero, attraverso questo ponte galleggiante, è un tuffo nel passato, quando questa tradizione era parte integrante della vita veneziana. Oggi, è un invito alla riflessione, al ricordo e alla speranza, ancora più significativo nell’anno del Giubileo della Speranza, che rafforza il senso di comunità e resilienza.
Come arrivare al ponte votivo e al cimitero di San Michele

Il ponte parte dalle Fondamente Nove, facilmente raggiungibili con i vaporetti:
- Linee 4.1, 4.2 e 12 fermano proprio a Fondamente Nove.
- Se arrivate da altre zone, il servizio di trasporto pubblico acqueo è efficiente e con frequenze regolari.
Per chi arriva in auto, si può parcheggiare fuori dal centro storico e poi usare i mezzi pubblici o privati per raggiungere Fondamente Nove.
Un’esperienza unica tra storia, fede e bellezza lagunare
Camminare sul ponte votivo, attraversando la laguna, con il suo silenzio e i riflessi sull’acqua, è un’occasione rara. Offre a veneziani e turisti un modo intimo e spirituale di vivere la città, lontano dai percorsi più battuti. La vista si apre sull’isola di San Michele, con il suo cimitero monumentale, carico di storia e arte. Un’esperienza che rende il ponte votivo un evento speciale, unendo tradizione religiosa, memoria personale e il valore culturale di Venezia.
Quando fu allestito il primo ponte votivo a Venezia?
Nel 1577, per collegare la riva delle Zattere all’isola della Giudecca in occasione della festa del Redentore.
Perché fu costruita la chiesa del Redentore?
Come ex voto per celebrare la fine di un’epidemia di peste che colpì Venezia dal 1575 al 1577.
Quando è stato ripristinato il ponte votivo verso l’isola di San Michele?
Dal 2019, a cura del Comune di Venezia, per permettere ai cittadini di fare un pellegrinaggio a piedi al cimitero in occasione della commemorazione dei defunti.

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