Carlomagno, aspetto e abitudini quotidiane al Museo Vaticano

Carlomagno, aspetto e abitudini quotidiane al Museo Vaticano

Carlomagno, aspetto e abitudini quotidiane al Museo Vaticano

Un affresco conservato al Museo Vaticano a Roma raffigura Carlomagno in età avanzata seduto a tavola durante una cena. Che aspetto aveva, cosa mangiava, dove viveva e la sua personalità.

Carlomagno, aspetto e abitudini quotidiane, come il cibo e come si vestiva, immortalate su un affresco al Museo Vaticano a Roma dove sedeva a una tavola durante un pasto. Carlo Magno (circa 742-814), fu un potente re dei franchi, convertito al cristianesimo, che regnò dal 768 all’814, re dei longobardi dal 774 all’814 e imperatore dall’800 all’814. Primogenito del re Pipino III e Bertrada.

Carlomagno, aspetto e abitudini private quotidiane

Carlomagno, aspetto e abitudini quotidiane al Museo Vaticano
Statua equestre di Carlo Magno, Agostino Cornacchini (1725),  Basilica di San Pietro in Vaticano a Roma

L’aspetto di Carlomagno è noto grazie a un affresco al Museo Vaticano a Roma. Capelli bianchi e lunghi coprono le orecchie e scendono a frangia sulla fronte alta e solcata da rughe. Lunghi baffi sgrondano agli angoli della bocca. Folti basettoni e una barba caprina e biforcuta incorniciano il viso. Ma da giovane raccontano che era bruno, robusto e di statura superiore alla media. I suoi unici difetti erano la voce un pò stridula, il collo taurino e una certa tendenza alla pinguedine, propiziata da un appetito gagliardo, ma scevro di ghiottoneria.

Cosa mangiava Carlomagno?

Carlomagno mangiava sodo, ma semplice. Come carne preferiva quella di porco, ma i suoi gusti erano piuttosto vegetariani. I suoi pasti consistevano sopratutto di aglio, cipolla, cavoli e fave oltre alla frutta come le pere, mele o prugne che erano una parte essenziale dei pasti quotidiani. Questi piatti contadini, però, se li faceva servire da Duchi e Conti, in funzione di camerieri, e su piatti d’argento. Non per amore dell’etichetta, di cui era insofferente, ma per ribadire che il padrone era lui.

Carlomagno e il Medioevo

Un suo contemporaneo racconta che uno dei giorni più felici di Carlo fu quello in cui scoprì il formaggio. Fu un vescovo suo amico che, invitandolo a colazione un venerdì, gli offrì una forma di pecorino. Carlo, che non lo aveva mai visto, ne staccò una fetta, rosicchiò la buccia, la trovò disgustosa e andò su tutte le furie. Il vescovo dovette impegnarsi molto per calmarlo e a persuaderlo che il buono era la polpa. Quando l’ebbe assaggiata, Carlo se ne mostrò deliziato, e da quel giorno guai se alla sua mensa mancava il formaggio. Il formaggio Roquefort era uno dei suoi preferiti.

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In compenso era quasi astemio, cosa rara tra i franchi, strenui tracannatori di vino, che prendevano a pretesto anche i morti per brindare alla loro anima e ubriacarsi. Carlo combatté questo costume, mise al bando le sbornie e minacciò di galera ai contravventori.

Carlo Magno tentò d’introdurre il fico nei Paesi Bassi nell’812 d.C., ma non ebbe successo perché il frutto non riuscì ad adattarsi al freddo. Durante il suo regno si iniziò a usare il coltello per mangiare il cibo (piuttosto che le dita).

Era religioso ma non bigotto.

Si alzava la mattina all’alba, beveva un bicchiere d’acqua, mangiava una mela, indossava frusti abiti con gambali di cuoio, inforcava un cavallo, e per ore cacciava nei boschi, con poco seguito e talvolta da solo.

Le residenze preferite

Aveva tre residenze, ma la preferita era Aquisgrana, per via del clima mite che l’allietava, dei boschi che la circondavano e delle acque termali che ne avevano fatto la fortuna fin dal tempo dei romani. Era lì ad Aquisgrana che Carlo teneva il suo animale preferito: l’elefante Abdul Abbas, mandatogli in dono dal Califfo di Baghdad. Carlo lo aveva alloggiato a corte come un ospite d’onore; lo lavava di persona, gli parlava e fu proprio per eccesso di affetto che involontariamente lo uccise facendogli prendere una solenne indigestione.

Come viaggiava

Purtroppo i suoi soggiorni in quella bella città non duravano mai a lungo. L’immensità dei suoi domini e la necessità di restare in contatto con le province più periferiche l’obbligavano a una vita vagabonda e disagiata. Viaggiava come un pellegrino povero, su un semplice carro tirato da buoi, portandosi al seguito il poco bagaglio che poteva, e alloggiando sotto i tetti che trovava, di contadini o di frati.

Che lingua parlava Carlo Magno?

Carlomagno parlava la sua lingua, il ‘teotisco‘, una specie di dialetto tedesco; conosceva benissimo il latino, che parlava perfettamente, e capiva anche il greco. Ma non sapeva scrivere! Amava i suoi sudditi, ci si mescolava volentieri, amministrava di persona la giustizia, e ovunque andasse, raccomandava di educare bene i loro figli: le femmine, diceva, dovevano imparare il rammendo e il bucato; i maschi il nuoto, la caccia, l’equitazione e sopratutto a leggere e scrivere.

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