La donna nella società ottocentesca e le suffragette

La donna nella società ottocentesca e le suffragette

La donna nella società ottocentesca e le suffragette

Contadine, operaie e casalinghe, se nate in una famiglia borghese avevano un ruolo subordinato, ma quale’era la posizione delle donne nella società ottocentesca?

Il ruolo della donna nella società ottocentesca: contadine, operaie e casalinghe. Per la grande maggioranza delle donne, che vivevano del lavoro dei campi, poco o nulla cambiò rispetto ai secoli precedenti. Nella famiglia contadina i compiti della moglie erano quelli di aiutare il marito in alcune mansioni agricoli, di provvedere alle faccende di casa e di generare i figli.

La donna nella società ottocentesca

Qualcosa invece iniziò a cambiare con la rivoluzione industriale per la donna nella società ottocentesca. Le donne, impiegate in gran numero nelle aziende tessili e sopratutto nelle attività di rifinitura della lavorazione che venivano svolte per lo più a domicilio, cominciarono riscuotere un salario che, sebbene inferiore a quello dell’uomo, garantiva loro una certa indipendenza economica. Questa era importante in particolare permetteva alla donna lavoratrice di procurarsi da sola la dote e quindi di scegliere liberamente il marito, che prima invece le veniva imposto dalla famiglia.

Ruolo non retribuito: Casalinghe

La donna nella società ottocentesca e le suffragette
Vincent Van Gock: i mangiatori di patate nel 1885

Tuttavia nei decenni centrali dell’Ottocento, quando l’industria domestica andò sempre dimunuendo e il settore siderurgco e meccanico superò largamente quello tessile, l’impiego delle donne nell’industria calò di botto. Spesso pertanto le donne diventarono delle casalinghe che dovevano svolgere unicamente le attività domestiche e prendersi cura dei figli. Era questa una condizione diversa da quella della moglie del contadino, la quale, oltre che badare ai figli, cucinare, rammendare i vestiti ecc, lavorava anche nei campi e contribuiva a portare il pane in casa. Gli interni delle case contadine erano assai miseri e il cibo degli agricoltori era monotono e poco nutriente: consisteva in minestra, patate e polenta.

Invece quella delle casalinghe era un ruolo non retribuito per una donna: chi portava a casa il salario era il marito. Quando quest’ultimo non era in grado di mantenere tutta la famiglia, allora la donna andava a lavorare, ma raramente nell’industria. Per lo più la donna si recava a servizio nelle case signorili o svolgeva occasionalmente lavori di lavanderia, pulizia e simili. In ogni caso, poiché non si trattava di un’attività che doveva assicurare il mantenimento della famiglia, a solo contribuirvi, era pagata pochissimo.

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Le donne verso l’emancipazione

Ma nei decenni a cavallo tra Ottocento e Novecento la situazione cambiò di nuovo. La diffusione dei beni di consumo, il sempre maggiore intervento dello Stato a favore dei servizi pubblici e la continua crescita dell’istruzione, offrirono alle donne nuove possibilità di lavoro: nei negozi, negli uffici, nelle scuole. Parallelamente crebbe il numero di ragazze che frequentavano la scuola superiore. La maggior parte di esse dopo gli studi si impiegava nella scuola o negli uffici. C’è però da rilevare che alcune iniziarono a fare carriera in qualche settore fino ad allora tipicamente maschile: la medicina, il giornalismo, la politica.

Le suffragette e il diritto di voto

Nella seconda metà del XIX secolo sorsero anche i primi movimenti femministi, che rivendicavano la parità di diritti tra i sessi e in particolare il diritto di voto. Le suffragette, ossia le donne che chiedevano il diritto di suffragio, cominciarono a ottenere i primi risultati concreti all’inizio del Novecento, quando gran parte dei Paesi industrializzati concesse il voto alle donne.

La donna nella società ottocentesca e le suffragette
Manifesto delle suffragette nel 900

Le aderenti al movimento delle suffragette diffondevano le proprie idee con manifestazioni pubbliche o cartelli con slogan come ad esempio “Votes for women“. Un manifesto delle suffragette (1900 circa) alquanto forte riportava la scritta: “Condannati e pazzi non votano per il Parlamento. Le donne devono essere classificate con costoro?“. Spesso questi eventi venivano fermate con la violenza da parte delle forze dell’ordine e con l’arresto di molte militanti femministe.

  • La Finlandia nel 1906
  • La Norvegia nel 1907
  • L’Inghilterra nel 1918
  • Gli Usa nel 1920
  • In Italia solo nel 1946

In Italia ai primi nuclei femminili organizzati aderirono inizialmente le donne della borghesia, alle quali si affiancarono successivamente cattoliche e socialiste. Le donne votarono, per la prima volta, nelle elezioni amministrative nel 1946 per l’elezione dell’Assemblea costituente e per il Referendum per la scelta tra monarchia e repubblica. Il cammino verso un’effettiva e totale parità dei diritti tra uomo e donna sarebbe tuttavia stato ancora lungo e neppure oggi si può considerare concluso.

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